Oju stau bonu cu tutti (voglio stare bene con tutti), non è in aderenza al comandamento ‘ama il prossimo tuo come te stesso’, è un’espressione ricorrente nel parlato dialettale della comunità tugliese. Questo modo di dire esprime  un’indipendenza, una presa di distanza da fatti e persone per non dare dispiacere a nessuno. Un atteggiamento blasé ma anche cinico che salva capra e cavoli,  certamente ambiguo, ipocrita, non corretto. Insomma, come dire ‘vedete voi cosa fare nelle vostre dispute, questioni, ragionamenti, prese di posizioni. Io sto al mio posto tranquillo, poi si vedrà perché devo espormi  a vantaggio dell’uno o dell’altro?’ Non ne vale la pena. È un agire riconducibile anche alle dispute politiche  più importanti del paese; infatti, coloro che ne fanno uso sorridono a tutti indistintamente, si guardano bene di esprimere un’opinione per non compromettersi ed esporsi agli occhi di chicchessia. L’imperativo è di tacere e di sorridere, stringere mani a tutti e rimanere fedeli all’assunto e all’atteggiamento qualunquistico di cui si è protagonisti. Ebbene, questo modo di fare si contrappone a quello dei trafacciari, voltagabbana (per semplificare) che invece denota un atteggiamento di adesione incondizionata alle idee di qualcuno, che poi viene puntualmente smentito in assenza dell’adulato, dietro le spalle di questi, colpito soprattutto  con il coltello dell’invidia. In un modo o nell’altro c’è la magia del dialetto che colpisce mirabilmente con saggezza l’agire umano per qualificarlo nell’essenza di verità, senza fronzoli.

(immagine tratta da www.minimaetmoralia.it)

 

 

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