Parto da qui, da Mario Vergas Llosa:

E perché un mondo senza letteratura si trasformerebbe in un mondo senza desideri né ideali né disobbedienza, un mondo di automi privati di ciò che rende umano un essere umano. la capacità di uscire da se stessi e trasformarsi in un altro, in altri, modellati dall’argilla dei nostri sogni.  

Leggere è far sentire la propria voce, il proprio corpo, ciò che siamo e ciò che non siamo. Ho imparato a leggere grazie a mia madre, a scrivere ci ha pensato la scuola. E sin da giovane mi appassionavo alle storie; il primo libro letto è stato Cuore, mi divertivo a cambiare il finale, aggiungevo particolari e situazioni, immaginavo ‘altro’. Ancora oggi mi piace raccontare le cose degli altri nel modo in cui il mio sguardo consente di vederle. Tuttavia, per raccontare è necessario studiare, leggere, fare uso di pagine e di inchiostro. Per ‘fare un racconto’ ci vuole la finzione. La finzione non è un passatempo: è una necessità imprescindibile affinché la civiltà faccia il suo cammino. Per non regredire verso la barbarie dell’incomunicabilità la lettura è l’educazione alla vita, alle esperienze umane, impedendo che noi soccombiamo alla rassegnazione. Le storie saranno sempre infinite, non si concluderanno mai, i libri mai a sufficienza, c’è sempre un libro che chiede di essere nostro.

La nostra vita chiede infinite letture, lo chiede incessantemente, perché una vita non ci basta, abbiamo bisogno della letteratura. La lettura ci conforta, ci guida, ci apre mondi estranei, ci chiede di essere anche per un istante protagonisti di un qualcosa. La pandemia in corso ci costringe all’isolamento, in forme particolari di solitudine, in luoghi che prima del suo avvento utilizzavamo in modo frettoloso, ora, quegli stessi luoghi ci inchiodano nella nostra vulnerabilità e ci chiedono di dare un senso. Siamo nel perimetro della disperazione, nell’equazione del disagio, nell’area di un solido geometrico indefinibile. Facciamo fatica a ‘risistemarci’ con gli altri ma anche con noi. Le cose ci appaiono irraggiungibili (ma non lo sono), ci chiudiamo nelle lamentazioni, nelle periodiche imprecazioni che ‘tutto va male’ e nessuno fa niente per ridarci quello che stiamo perdendo giorno per giorno. Abbiamo mai pensato ad un libro in questi mesi? A tenerlo fra le mani per breve tempo, a scuoterne le pagine, a sbirciarne una parola? A curiosare nella vita dei personaggi? A scoprire una città, un borgo, un luogo fantastico, un uomo, una donna, un bambino?

La lettura non è il richiamo che dà qualcuno di volta in volta nelle occasioni importanti o nelle giornate mondiali che la celebrano, è l’impulso ad una riconsiderazione del mondo, della gente, di noi, della vita, non è il manifesto etico, non è la propaganda di un editore o di un’istituzione, è qualcosa di più, qualcosa che va oltre i ‘richiami’. La lettura precede noi, il nostro essere al mondo, la nostra posizione nella società. Leggiamo dunque non per imparare come fanno i grandi del sapere, ma per comprenderci un po’ diversamente da come abbiamo fatto finora.

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