Di giorno per le vie del paese procedevano lente con merletti e rossetti, erano donne, quattro stagioni così le chiamavano in paese, non so la ragione, di simpatia spandevano i passi, sorridevano al saluto con eleganza, corredavano Tuglie di leggiadra indifferenza, la loro vanità non chiedeva rispondenza, il ventaglio di colori apriva l’aria alle loro forme sensuali, sempre allo stesso modo, ricche di stoffe e cappelli, si specchiavano negli sguardi sopiti dei passanti, dietro la finestra di casa in via Veneto sospiravano amori, si ravvivano i capelli con lacca Elnett quando girava il disco del grammofono, su e giù per la via principale con regalità, lei la principessa vaporosa seguita dalla dama dimessa e sconcertata per l’attenzione, donne di bianco e di tutti i colori della primavera, erano sì stagioni ma donne senza alcuno a fianco, sorprendevano i ragazzi nei loro arpeggi di chiacchiericcio, attendevano invano, e del tempo caduco non ebbero mai prontezza.  Ingobbite di assenze aspettavano il fulmine in quel cielo – sempre azzurro – della loro eterna giovinezza di bambine.

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