Piazza (chiazza) al tempo della festa dell’Annunziata si apparecchiava di luminarie, di suoni e di colori. Oggi si contano più le assenze che le presenze. Mancano infatti un po’ di cose, ma anche di persone. Rimangono il Bar Provenzano e il Bar Caffe per caso (già di Cosiminu Pignata), Macelleria da Totu, Salsamenteria Pastore, Cartolibreria Merenda, poi nulla più. Scomparsi il Bar di Pici pignata e di Egidio Petracca; il glorioso Lecce Club di Ucciu Ria, promotore di tante iniziative sportive nonché  presidente del Comitato festa patronale ‘Maria SS. Annunziata’ negli anni Ottanta, alla cui programmazione diede un’impronta di rinnovamento e di qualità, promuovendo la musica bandistica con i migliori complessi dell’epoca. Non c’è più la ‘galleria delle scarpe’ di G. & P. Carachino, al servizio dei tugliesi per la cura dei piedi in scarpe morbide e di ‘lusso’ a prezzi sempre convenienti, ma neanche lo storico negozio di liquori Piccioli di Antonio Ria. Non ci sono più Antonio Trani con le sue bici e il negozio Necchi di Valentino Lattante. Riportiamo infine alla memoria il negozio di cappelli di Luigi Merenda e di sua moglie Santa.  Una piazza spoglia alla ricerca della memoria di sé stessa per sopravvivere.

Ricordiamo i personaggi della Festa noscia che con la simpatia che li contraddistingueva sono sempre nei nostri cuori: Angiulinu Longo (estimatore delle bande), Rafelucciu Marrella detto Curtu che prediligeva la marcia Maria Luisa, Ntununciu Merenda, Silvio Antonaci detto Papaionaca (sempre attento a valutare le luminarie), Pippi furnaru (Tedesco) con la sua bancarella di zozzi, Cici Cartella con la bancarella di nuceddre, li scapeciari di Gallipoli, Rosa Parata (mitica), infine l’immancabile e pittoresco Amerigo Falco cu le strofule soe. Ci mancano lu Ntunuciu Capijancu, che con il suo tamburo accompagnava la processione per le vie del paese, e lu Nunziatu Battista (conoscitore di tutte le ricorrenze dei Santi).

C’è anche una tradizione che negli anni è venuta meno: lu paniri, e qui ringrazio l’amico Salvatore Solìda ad avermelo fatto ritornare alla mente. Di cosa si trattava? Durante il giorno della festa vi era l’usanza che i bambini  facessero il giro dei parenti e dei nonni per prendere appunto lu paniri (soldi) per comprarsi il gelato o altre cose in un’atmosfera di spensieratezza e allegria. Ovviamente, a questa usanza i nonni e i parenti non si sottraevano mai, anzi era percepita un dovere morale nei confronti dei bambini per poterli assistere ed educare alla vita sociale.

Poi le cose cambiano e si fermano.  Si sistemano anche in un certo modo e non sempre trovano il consenso di tutti, come l’uscita della processione la domenica della festa a mezzogiorno con le luminarie accese di giorno e le batterie sparate sullu duca. Già tutto cambia, tutto passa, qualcosa permane almeno nella memoria e nei documenti ufficiali. Ma oggi la nostalgia è tanta, la Madonna reclusa come tutti noi in casa, la gente non si incontra, la festa non si apparecchia, c’è ancora un rimando.  Siamo tutti in attesa quindi di rivedere questa festa noscia che tanto sentiamo come tradizione e condivisione, con la speranza di poter cantare quanto prima: ‘una tristezza così non la sentivo da mai, ma poi la banda arrivò e tutto passò’.

(Processione anni Cinquanta, Foto by Gianpiero Pisanello)

 

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