Forse sarà perché non ho vicino a me una figura più importante del signor Nessuno, che ho compreso che quest’uomo rappresenta la banalità della vita. Sono entrato dal barbiere e il luogo – a me conosciuto – non mi dà imbarazzo. Il signor Nessuno lo trovo sempre in tutti i luoghi, abitualmente mi rattrista. Mi ritornano, allora alla mente, l’ucciere, lu Roccu Cristu e lu Tomasinu petruiaru, che di tutti i luoghi fecero storia monumentale di un paese. Tra i sogni che svaniscono nei ricordi una tonalità di nostalgica espressione mi viene dalla Telina trentacapelli. E tutto quanto ora faccio, quanto ora sento e vivo non sarà di più che un passante in meno nella quotidianità delle strade di un paese qualsiasi. Rosa parata star della ventiquattresima strada, inaspettatamente, si mostra negli occhi di tutti che la fotografarono come in un passaporto psicologico. Forse, manca un’orchestra dei sentimenti, in questo piccolo paese che non ha mai il coraggio di mostrarsi come una volta. Nel balenio di un lampo quello che avevo creduto essere un paese era in verità una radura, periferia di un paese inesistente. Non ho una figura di un romanzo ancora da scrivere, che possa sfaldare le presenze e implementare le assenze. La caduta non ha centro di gravità, e la direzione infinitupla è vuota. Il centro è la monotonia di tutti. Ciascun volto di eri, oggi è un altro, e non ce n’è mai stato un altro uguale al mondo. Il desiderio è di fuggire. Certuni nascono schiavi, altri diventano schiavi, e ad altri ancora la schiavitù viene imposta. La libertà che non conosciamo è il vero indizio del peso della nostra schiavitù.

Difatti, la banalità è una forma di intelligenza e di convenienza, e la realtà, soprattutto se è stupida o ingrata, è foriera di continuazione nell’inerzia di un movimento che non conosce la legge di Newton. Tutto stagna. Quella vivacità di un tempo data da uomini semplici e operosi non è neanche più un ricordo. Neanche più le piogge lasciano il cielo, si sono fermate in terra. La chiarità della vita è salita in alto. Il sogno è oramai una liberazione ignobile. Cesare definì l’ambizione: Meglio il primo nel villaggio che il secondo a Roma; nel piccolo paese non si è mai né primo né secondo. Almeno, il Signor Nessuno è stimato e conosciuto in un raggio che va dal Bar Provenzano alla Cartolibreria Merenda.
Alcuni amministrano il mondo, altri sono il mondo. Questa è l’unica e vera diseguaglianza. Sotto costoro noi siamo gli amorfi. Non c’è differenza di qualità ma di quantità. Il Signor Nessuno allora è il faro che illumina le zone d’ombra di un paese, in cui non simula e non ha motivo di simulare.
Rivedo con sgomento il panorama di queste vite e mi accorgo che non provano sdegno proprio coloro che ne avrebbero il diritto (naturale). Dopotutto ogni cosa ci viene data in relazione a ciò che si dà, in accordo con la legge della compensazione (diritto positivo o artificiale). Il saggio (il Signor Nessuno) è colui che riesce a rendere monotona l’esistenza, poiché ogni piccolo incidente/imprevisto/scandalo/pettegolezzo possiede il privilegio di stupirlo.
19/06/2025
![]()