Una volta, in un tempo non facilmente databile, un nano pensò di poter barare sulle sue altezze. Si convinse che in fondo il metro è una unità di misura arbitraria che con opportuni accorgimenti sarebbe stato possibile allungare o accorciare. Dire cento (centimetri) parrebbe una misura maggiore nel dire 1 (metro). Quindi, ragionò: se sono alto ottanta (centimetri) sono maggiore di un (metro). Una semplice questione di manipolazione delle unità di misura. Bastava crederci. E così accadde che si sentì gigante e inizio a vivere da gigante, pur essendo un nano. Manifestò a tutti la sua grandezza, la sua altezza superò quella degli altri, e gli altri sbigottiti lo considerarono gigante. Il nano gigante fu riverito e rispettato. Un giorno però  qualcuno provò a sbugiardarlo e mettere le cose in chiaro, ma intervennero le autorità a zittirlo e rinchiuderlo in prigione.

Il nano gigante non aveva più ostacoli, al suo apparire tutti si prostravano e nessuno osava contraddirlo. In breve tempo prese in mano le redini del potere. La sua visione, tuttavia, era sempre circoscritta in un orizzonte basso e ristretto, non andava al di là del proprio naso. Vedeva ciò che gli era possibile vedere, certamente non scorgeva l’infinito. Tutti però erano contenti.

Il nano fu abile a creare un mondo piccolo, confortevole e sicuro. Eliminò i libri, chiuse le biblioteche, vietò le scuole. La televisione programmava intrattenimenti frivoli e canti popolari. Dio, patria e famiglia, sicurezza. I veri giganti dov’erano? si chiese qualcuno. Non era consentito contraddire il nano gigante dittatore. Misure restrittive della libertà erano emanate di continuo. L’esercito sguinzagliato dappertutto. Un ordine mai visto. Il nano dittatore alle lamentele rispondeva con ‘fatevene una ragione’. Già, farsene una ragione! Di cosa? Il nano dittatore aveva stravolto le regole sociali a suo piacimento e il suo codazzo si allungava ogni giorno. I pochi contestatori erano prudenti a non esporsi.

Un giorno, durante un’assemblea pubblica, un bambino di sei anni si avvicinò al nano dittatore e con semplicità disse: «Signor nano, mi perdoni, ma lei è nano, soltanto un nano, non azzardi ad essere qualcun altro. Ci faccia vivere, non da giganti o da nani, ma da persone normali che amano la vita e la libertà. Apra le scuole. Faccia respirare la vita a tutti. Abbandoni le sue velleità».  Un fragoroso applauso decretò l’apprezzamento del pubblico alle parole del bambino. Tutti si avvicinarono al nano dittatore, lo afferrarono e lo cacciarono via.

La gente osannò il bambino. Qualcuno disse: «Ecco, cari amici. Più che la saggezza, la prepotenza, l’arroganza, è l’innocenza che ci potrà salvare. L’innocenza di quel bambino valga d’esempio per tutti.  Il coraggio non si mostra con la forza, ma con la convinzione di un pensiero giusto, non adattabile alle situazioni né tanto meno ai capricci di una persona».

Ritornò la pace, ma soprattutto la normalità.

16/11/2023

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