La regola è importante: parlare dei fatti soltanto quando li si conoscono, e non per sentito dire. La Puglia in questi giorni è sotto attacco per ombrelloni e cappuccini. La questio è il prezzo maggiorato in misura indiscriminata. La realtà è però ben diversa. Ci sono certamente gli ombrelloni al costo di cento euro, ma ci sono anche quelli a venti euro. Qual è dunque il problema? Il turista può tranquillamente fare la propria scelta secondo le possibilità finanziarie che possiede. Il ragionamento vale per alberghi, lidi, ristoranti, bar. Aguzzare la vista e scegliere con criterio, senza farsi contagiare dalle ‘comari pettegole’ del giornalismo italiano che esibiscono scontrini e testimonianze false per demolire il lavoro di operatori turistici onesti. Poi, quando il prezzo è troppo alto per le proprie tasche, è sufficiente non comprare il prodotto e andare oltre. A Milano il cappuccino costa sei euro. Nel Salento due euro. La frisa è un prodotto salentino: qualcuno fa il furbo a venderla con prezzi che vanno da cinque a sedici euro. Nei supermercati però un pacco di frise costa due euro e cinquanta, basta compararla lì, ‘spunzarla’ nell’acqua, condirla con olio, pomodoro e sale. Semplice no? Invece no! I giornali d’Italia fanno a gara a pubblicare scontrini – a loro dire – scandalosi, pagati da turisti sprovveduti.

Certamente, un po’ di attenzione eviterebbe di incappare in scontrini truffaldini. Tutto il mondo è paese. Il Salento come ogni altra parte del mondo non è il paradiso, ma neanche l’inferno che si vuole dimostrare ad ogni costo. Pur volendoci affrancare dagli intricati dibattiti che da sempre accompagnano la narrazione del Salento non si riuscirà mai a sottrarcene del tutto. Ci vorrebbe una narrazione che sappia davvero misurarsi con la realtà. Le risposte che ogni giorno si danno sul Salento convergono e divergono a piacimento di chi le pronuncia, a volte in condizione spudorata di menzogna, poiché così si placa la rabbia di qualche turista bendato. I problemi sono ben altri e poiché sono tali e così complessi da risolvere per migliorare la qualità dei servizi turistici, si tace, si soprassiede, si parla a vanvera, si sposta il focus verso altre cose. Il rumore paga, ma il silenzio, oltre ad essere colpevole di negligenza, è mistificatorio di un territorio che meriterebbe invece  una voce chiara e forte, in un contesto molteplice di interpretazioni.

10/08/2023

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