La ‘casa a corte‘ è una delle caratteristiche di Tuglie come di tanti altri paesi del Salento. Lo spazio aperto che si dispone fra le case stesse a formare uno spazio unico e condivisibile  è un luogo sacro. Molto probabilmente la corte nasce per ragioni di mutuo soccorso: un raggruppamento di famiglie che mettono insieme sentimenti e morale per una vita un po’ più tranquilla. Una vita fuori dall’isolamento, vissuta con altre persone in simbiosi di interessi e svago.

Molto tempo fa la vita era più facile, nonostante i molteplici disagi che colpivano la popolazione. La semplicità del vivere era data dalla consapevolezza di accettare ciò che il mondo dava. La questione meridionale era in nuce. La gente si svegliava tutte le mattine all’alba per recarsi nei campi a lavorare. Ed era gente che non fuggiva. Si affacciava tranquilla nel proprio angolo di terra, per poi incontrarsi di sera nella corte a trarre conclusioni della giornata, con culacchi e pensieri fantasiosi. Libri e notizie non c’erano. C’era il vento che spazzava illusioni e migrava altrove.  L’ottimismo della volontà non contemplava la discendenza diretta del futuro dal presente. Il presente aveva una sola faccia, credere nelle utopie non conveniva. L’abitudine di ben pensare, di ben sentire, di ben ragionare apparteneva a tutti gli anziani.

Il luogo era una strana terra di sassi, di sole e di vento, con tanti uomini, come giganti, che scavavano e allineavano le pietre per strade, muri e case. In quel luogo si stava al fianco dei cafoni, brava gente che di memoria rigenerava lo spirito. Un popolo di formiche dall’animo di simpatica georgica. Quell’angolo di terra sorrideva più di tutti gli altri, dove l’uva gareggiava con il grano e l’ulivo. Rustiche lucerne di creta con gioia ardevano e avevano un placido riso come se vivessero il tempo loro più antico. Vecchi e fanciulli se ne stavano al poco sole o all’ombra in compagnia di cani e gatti. Dalla strada sovente lo strepito di un ‘traino’ sgonfiava la malinconia del silenzio. Di sera il tempo, custodito dalla luna, si dimenava tra le corti con le comari a raddrizzare questioni di vita con ansia in fondo al cuore. Seduti sulla soglia di casa o della stalla i vecchi con la pipa in bocca gustavano l’ebbrezza della vita, quella un po’ più tenera.

Così trascorreva il tempo in quel luogo che di memoria oggi rivive qualche istante. Con i figli della terra nati alla fatica, al dolore e alla gioia fugace. Quel mondo seduce la memoria, la tradizione di appartenenza, e allora fra righe sparse e frammenti di parole nasce il desiderio di raccontare ancora il passato con schegge di un diario poetico.

31/08/2023

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