La Giornata nazionale del dialetto e delle lingue locali è stata istituita dall’unione delle pro loco (UNIPLI) nel 2013 con l’intento di sensibilizzare le istituzioni e le comunità locali alla tutela del patrimonio dialettale. Si celebra il 17 gennaio 2026.

Il dialetto è una lingua che nel tempo si è formata secondo la cultura e la tradizione popolare del luogo di appartenenza. È necessario riconoscerlo, custodirlo e proteggerlo. Sintetizza l’intera storia di una comunità, di una civiltà. Nel vernacolo si esprimono con un miglior impatto la quotidianità, i sentimenti, le tradizioni, i problemi sociali, la fede.

Una lingua che nel Salento presenta corruzioni fonetiche, metamorfosi naturali che nell’apparato fonatorio si articolano in modo variabile, dentale, labiale, gutturale e palatale, conferendo al parlato suggestione di comunicazione. Non è azzardato affermare che tra i dialetti di Terra d’Otranto il gallipolino è forse la lingua che ha subìto processi di mutazione, conservandosi fedele alla tradizione linguistica e lessicale del passato.

Lodevole l’impegno di Antonio Romano per la redazione del Vocabolario del dialetto di Parabita (2009), un’importante opera che, partendo dai dati raccolti di alcune proprietà prosodiche, contribuisce a illustrane le principali proprietà lessicali. Secondo Romano*, in questo Vocabolario si trovano i riflessi di una concezione unitaria linguistica, ma anche gli elementi per apprezzare l’individualità del parlato all’interno dei raggruppamenti dialettali locali. Il dialetto su cui Romano ha posto l’attenzione è quello di Parabita, un dialetto salentino meridionale, ai margini del cosiddetto corridoio bizantino.

Il dialetto salentino necessita di una unitarietà di studio rigoroso e scientifico che possa evitare l’accumulo di opinioni e riferimenti teorici diversi senza un adeguato sostegno etimologico, linguistico e storiografico, per elaborare un modello di lingua strutturato nell’uso nella norma e nell’esecuzione dell’oralità e della scrittura.

Un popolo parla e orienta il linguaggio nel luogo della scrittura. Le parole nascono e si distribuiscono per appartenenza a sé stante oppure per prestito, sottrazione o uso improprio di altre parlate. Il dialetto muove parole per suggestioni linguistiche, apparentamenti, ma soprattutto per un sostanziale ed effettivo desiderio di affermare una propria identità. I lemmi del dialetto confluiscono nella saggezza dei proverbi e dei modi di dire di ogni luogo che esplicano il vissuto delle tragicità e l’aspettativa che una superstizione possa concedere un futuro un po’ meno carico di criticità. Tuttavia, oggigiorno il dialetto parlato –  rispetto al passato – è dimezzato di lemmi e di modi di dire, confluendo in una forma semplicistica e ordinaria di una lingua che risente della perdita di smalto orale e di suggestione gestuale. In un passaggio caotico e nevrotico di mescolanze dialettali non è tenuta in considerazione la storicità di una lingua. Ogni paese del Salento presenta le sue differenze fonetiche e scritturali in conformità di un dialetto sviluppatosi in adesione a un sentimento linguistico di suggestione, di vivacità, nonché di bagaglio culturale che identifica tutto: i soprannomi, i modi di dire, i proverbi, i rioni.

Goldoni, Belli, Trilussa, Eduardo De Filippo, Camilleri, hanno contributo alla divulgazione della bellezza e incisività del parlato in dialetto, veicolando storie leggende, proverbi e canzoni. Nonostante ciò si assiste al progressivo declino dei dialetti, in particolare tra le nuove generazioni. Un ruolo importante per il recupero e la sua salvaguardia potrebbe essere svolto dalle scuole. L’introduzione di corsi di dialetto nei programmi scolastici potrebbe dare un maggiore impulso al recupero dei dialetti italiani.

I dati Istat** anno 2015 rivelano che il 46% della popolazione di sei anni e più (circa 26 milioni e 300mila individui) si esprima in famiglia prevalentemente in italiano. Il 32% sia in italiano sia in dialetto. Soltanto il 14% (8 milioni di individui) usa, invece, il dialetto. Per tutte le fasce di età diminuisce l’uso esclusivo del dialetto, anche tra i più anziani, tra i quali rimane comunque una consuetudine molto diffusa: nel 2015 il 32% degli over 75 parla in modo esclusivo o prevalente il dialetto in famiglia (erano il 37% nel 2006).

L’uso prevalente o esclusivo dell’italiano è diffuso nelle seguenti regioni:
– Toscana (74%)
– Liguria (70%)
– Lombardia (59%)
– Lazio (59%)
– Campania (20%)
– Calabria (25%)
– Puglia (14%)
– Sicilia (26%)

Il ricorso al dialetto nei diversi contesti relazionali e soprattutto in famiglia resta una specificità di alcune regioni:
– Campania (75%)
– Basilicata (69%)
– Puglia (47%)
– Calabria 68%)
– Sicilia (68%)

Gerard Rohlfs in un discorso tenuto nel 1964 affermava che l’Italia, fra tutti gli stati europei, possiede una ricchezza dialettale per il frazionamento dei suoi dialetti. I cambiamenti avvenuti negli ultimi cinquant’anni hanno comportato una diminuzione nel numero di parlanti il dialetto e un aumento degli italofoni. In ogni caso il dialetto resiste, ma necessita di adeguati interventi da parte delle istituzioni.

La malerba, così veniva definito in passato il dialetto. Il dialetto da cosa differisce dall’italiano? La differenza sta nel fatto che il dialetto è una lingua parlata in una determinata zona geografica, l’italiano, invece, è la lingua nazionale. Tutt’è due sono lingue che si differenziano per la presenza in una ben determinata zona geografica.

Quanti sono i dialetti in Italia? Sono tanti quanti sono i paesi d’Italia, stante la possibilità che i parlanti differenziano il proprio lessico da un luogo all’altro.  L’individuazione di aree dialettali è un’operazione complessa e molteplici sono le soluzioni adottate dai linguisti e dagli storici. Tuttavia, nella maggior parte delle classificazioni dei dialetti in primis è tenuto in considerazione il confronto con il latino (criterio genealogico). Il glottologo Clemente Merlo sistema compiutamente per la prima volta l’insieme dei dialetti italiani in un’aderenza prospettica storica richiamando le antiche lingue prelatine dell’Italia (celtico, etrusco, ecc.). I suoi studi vertono ai canoni della glottologia e distanti dalle sistemazioni idealistiche che mirano ad adombrare la centralità della fonetica a favore di una fallita etimologia fonetica di matrice umanistica. Giovan Battista Pellegrini dopo aver svolto ricerche sulle lingue romanze (ladino, i dialetti veneti e friulani) propone classificazioni del dialetto sul concetto di ‘italoromanzo’, vale a dire il complesso delle ‘varie parlate della penisola e delle Isole che hanno scelto già da tempo, come linea guida l’italiano. Tenendo conto del notevole frazionamento dialettale, pur ammettendo la possibilità di ulteriori suddivisioni e implementazioni alla classificazione dialettale, l’italoromanzo può essere suddiviso in cinque sistemi: dialetti settentrionali; friulano; toscano; dialetti centro-meridionali; sardo. Certamente, si tratta di uno schema generale, di uso pratico e didattico.

In Puglia il dialetto gode di una buona vitalità. Prolifera la letteratura in vernacolo. La regione è divisa linguisticamente in due aree, prendendo come punto di riferimento la linea che corre approssimativamente da Taranto a Brindisi. Al di sopra di questa linea e con inclusione di Taranto la dialettalità è di tipo ‘meridionale’, al di sotto, e compresa Brindisi, di tipo ‘meridionale’ estremo (dialetti salentini). Una peculiarità per i tratti di tipo ‘meridionale’ è la metafonesi, la presenza di vocali evanescenti che in fine di parola cadono del tutto. Diversamente i dialetti salentini hanno un vocalismo tonico a cinque elementi, in cui si conservano le vocali ‘é’ e ‘ò’ (mentre le rispettive vocali chiuse si sono fuse con ‘i’ e ‘u’ originarie), probabilmente per l’interferenza con il greco bizantino. Le vocali finali sono articolate e in genere ridotte a tre: a, i, u. Il Salento si caratterizza anche a livello fonetico per la presenza delle consonanti cacuminali o retroflesse.

La modernità dei dialetti si attesta anche nelle storie fumettistiche di Topolino. Il nuovo numero del settimanale, in edicola il 15 gennaio,  celebra i dialetti italiani con un’iniziativa unica e mai realizzata prima: sarà disponibile in quattro versioni speciali in lingua catanese, milanese, fiorentino e napoletano.

I dialetti assurgono a una nuova vita editoriale, più divulgativa e di maggiore impatto sociale. L’auspicio è che siano tenuti sempre vivi nella volontà dei cittadini e degli studiosi.

15/01/2026

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* Norma e variazione del dialetto salentino in Parabita, in M. Spedicato (a cura di). Scritti in memoria di Oronzo Parlangèli a 40 anni dalla scomparsa (1969-2009), Galatina. Edizioni Grafiche Panico 2010.
** Istat (https://www.istat.it/it/files/2017/12/Report_Uso-italiano_dialetti_altrelingue_2015.pdf)
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