Saffo (Ereso, 640 a.C. Circa – Leucade, 570 a. C. circa), poetessa greca vissuta tra il VII e il VI secolo a.C., nacque nell’isola di Lesbo.

La data della sua morte è incerta né le circostanze in cui avvenne. Da un suo componimento (frammento 32) si può desumere comunque che abbia raggiunto la tarda età.

Secondo la leggenda sembra che si sia gettata da un faro sull’isola di Lefkada1 per la disperazione dell’amore non corrisposto del giovane battelliere Faone2.

Le notizie riguardo alla sua vita ci sono state tramandate grazie al Marmor Parium3, al lessico Suda4, all’antologista Stobeo5, a vari riferimenti di autori latini come Cicerone e Ovidio e alla tradizione dei grammatici.

Di famiglia aristocratica, da bambina seguì la famiglia in esilio in Sicilia, probabilmente a Siracusa o ad Akragas (Agrigento), ove vi rimase per circa un decennio. Poi ritorno a Mitilene dove si dedicò all’educazione di fanciulle. Scrisse liriche che alludono a rapporti omosessuali con le sue allieve. Ad una di loro dedicò la poesia “A me pare uguale agli dei”. Il testo greco di questa poesia è in realtà frammentario. La traduzione di Quasimodo gli ha conferito una struttura che nell’originale è assente.

A me pare uguale agli dèi
chi a te vicino così dolce
suono ascolta mentre tu parli
e ridi amorosamente. Subito a me
5 il cuore si agita nel petto
solo che appena ti veda, e la voce
si perde nella lingua inerte.
Un fuoco sottile affiora rapido alla pelle,
e ho buio negli occhi e il rombo
10 del sangue nelle orecchie.
E tutta in sudore e tremante
come erba patita scoloro:
e morte non pare lontana
a me rapita di mente.

[da Lirici greci, in Poesie e discorsi sulla poesia, Mondadori, 1971]
[trad. di Salvatore Quasimodo]

Comunque non si può affermare con certezza che i rapporti cui la poetessa allude fossero reali e non semplicemente estemporaneo.

Ebbe tre fratelli, Larico, Erigio e Carasso.

Secondo leggende legate ad alcuni versi del poeta lirico Alceo6, fu ritenuto il suo amante; ma gli stessi poeti antichi smentirono questa ipotesi. Di vero c’è però che Alceo conobbe Saffo e la ritrae in uno dei suoi componimenti come una donna bella e piena di grazia, dal fascino raffinato, dolce e sublime, sfatando così le dicerie che aleggiavano in riferimento alla sua non bellezza fisica.

Secondo La Suda Saffo sposò Cèrcilia di Andros (nome sospetto che allude alla virilità: “cercilia” è un gioco su “Kerkos”, “pene”) ed ebbe una figlia di nome Cleide.

Gli antichi furono concordi nell’ammirare e apprezzare la sua capacità di verseggiare. Solone7, suo contemporaneo, dopo avere ascoltato un carme della poetessa, disse che a quel punto desiderava due cose: impararlo a memoria e morire.

Il poeta Anacreonte8 visuto una generazione dopo Saffo, accreditò la tesi che Saffo nutrisse per le fanciulle che educava un amore omosessuale. Tale pratica in un contesto storico e sociale come quello della Grecia Antica non è da considerare immorale.

Nel corso dei secoli scrittori e poeti con il fine di non sminuire la grandezza poetica di Saffo con ipotesi che potessero ricondurre all’immoralità dell’omosessualità, intesero che tale amore fosse solo affetto puro esasperato fino all’iperbole per fini poetici. Invero anche alla luce delle conoscenze storiche è da ritenere che gli amori omosessuali quando facevano parte del tiaso9 si ritenevano che fosse una pratica propedeutica all’amore eterosessuale del matrimonio, ed era nella società della Grecia arcaica incoraggiato e tollerato.

Gli studiosi della biblioteca di Alessandria suddivisero l’opera di Saffo in otto o forse nove libri, classificati secondo la metrica. Di questa produzione sono pervenuti a noi pochi frammenti: l’unico componimento integro è il cosiddetto Inno di Afrodite.

La lirica di Saffo

In particolare si possono distinguere due tipologie: corale e intimista.

La corale è caratterizzata da un rapporto professionale tra il poeta e un committente, normalmente celebrativa.

L’intimista è caratterizzata dal fatto che il poeta esprime uno stato d’animo che riflette assilli e sconvolgimenti che partono da un io autobiografico.

La lirica di Saffo, assieme a quella di Alceo e di Anacreonte, rientra nella melica monodica.

Nella Grecia dell’età arcaica, la poesia lirica era quella che si differenziava dalla poesia recitativa per il ricorso al canto o all’accompagnamento di strumenti a corde come la lira.

Ai grammatici alessandrini si deve il canone dei più illustri rappresentanti del genere lirico.

Nella lirica monodica vengono annoverati tra gli eccelsi Alceo, Saffo, Anacreonte, mentre nella lirica corale, Alcmane, Stesicoro, Ibico, Simonide, Bacchilide, Pindaro.

Nell’usare oggi l’espressione “lirici greci” si fa però riferimento, in senso più lato, a tutto un modo di produrre versi che copre in Grecia l’arco di due secoli, il VII secolo a.C. e il VI secolo a.C.

Lo stile si distingue per la brevità dei periodi ben allineati e senza difficoltà sintattiche e per le molte metafore destinate a rimanere incise nella memoria.

I motivi che ispirano la lirica greca sono molteplici. Vi sono componimenti dedicati agli dei (inni), in onore di Dioniso (ditirambo), di Apollo (peani).

Alle divinità femminili vengono dedicati i parteni, i vincitori di gare vengono esaltati negli epinici e l’ospite patrono negli encomi.

I treni e gli epicedi sono riservati alle consolazioni funebri e ai compianti, gli epitalami e gli imenei alle nozze, gli scolii ai banchetti, alle danze mimiche gli iporchemi e alle processioni i prosodi.

L’elegia e il giambo, di matrice ionica, sono caratterizzati da serie continuate di versi, dagli esametri e pentametri dattilici ai trimetri giambici e ai tetrametri trocaici.

La melica monodica non va oltre l’aggruppamento di strofe composte da quattro versi, mentre quella corale procede per stanze, strofe, antistrofe ed epodo.

Dopo il V secolo a.C. la lirica subisce una grande trasformazione ad opera degli alessandrini che compongono carmi raffinati destinati a persone colte.

L’inno ad Afrodite

Afrodite eterna, in variopinto soglio,
Di Zeus fìglia, artefice d’inganni,
O Augusta, il cor deh tu mi serba spoglio,
Di noie e affanni.

E traggi or quà, se mai pietosa un giorno,
Tutto a’ miei prieghi il favor tuo donato,
Dal paterno venisti almo soggiorno,
Al cocchio aurato

Giugnendo il giogo. I passer lievi, belli
Te guidavano intorno al fosco suolo
Battendo i vanni spesseggianti, snelli
Tra l’aria e il polo,

Ma giunser ratti: tu di riso ornata
Poi la faccia immortal, qual soffra assalto
Di guai mi chiedi, e perché te, beata,
Chiami io dall’alto.

Qual cosa io voglio più che fatta sia
Al forsennato mio core, qual caggìa
Novello amor ne’ miei lacci: chi, o mia
Saffo, ti oltraggia?

S’ei fugge, ben ti seguirà tra poco,
Doni farà, s’egli or ricusa i tuoi,
E s’ei non t’ama, il vedrai tosto in foco,
Se ancor nol vuoi.

Vienne pur ora, e sciogli a me la vita
D’ogni aspra cura, e quanto io ti domando
Che a me compiuto sia compi, e m’aita
meco pugnando. »

Note

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(1) Leucade in italiano, è la quarta delle isole Ionie per grandezza. Situata a sud di Corfù e a nord di Cefalonia è collegata alla terraferma da una strada rialzata lunga 25 chilometri.

(2) Faone era un anziano barcaiolo che offriva servizio di traghettatore dalla costa dell’Anatolia fino a Lesbo. Un giorno traghettò Afrodite sotto le sembianze di una vecchia e non pretese di essere pagato. La dea dell’amore per ricompensa gli regalò un unguento capace di ringiovanirlo.

(3) Iscrizione greca risalente alla metà del III secolo a.C., incisa su una lastra di marmo (alta due metri e larga settanta centimetri), della quale furono ritrovati ampi frammenti nell’isola di Paro. È un documento con una sequenza cronologica che riporta numerosi avvenimenti della storia greca. L’autore è ignoto.

(4) La “Suda” (o Suida) è un lessico enciclopedico, compilato intorno al 1000 sulla base di fonti precedenti. Si era pensato che “suda” fosse il nome dell’autore, ma oggi si ritiene sia il titolo dell’opera, nel significato di ‘roccaforte’ (del sapere), tratto dal latino. E’ il più vasto lessico greco che ci sia pervenuto, una enciclopedia generale articolata in circa 30 mila voci, ordinate alfabeticamente, e attinenti a tutte le discipline: geografia, storia, letteratura, filosofia, scienze, grammatica, usi e costumi ecc. Cominciò a essere citata nella forma “Suida” da Eustazio da Tessalonica (XIII secolo). Fonte importantissima per la conoscenza dell’antica storia letteraria greca, conserva preziose notizie su opere andate perdute o conservate parzialmente. Tra le sue fonti sono poeti antichi (Omero, Sofocle, Aristofane ecc.), ed eruditi (Esichio, Arpocrazione, Costantino Porfirogenito ecc.), attinti attraverso commenti e antologie. (cfr. http://www.girodivite.it/antenati/xisec/xsuda.htm)

(5) Stobèo, Giovanni (gr. ???????? ???????). – Autore (sec. 5º d. C.) di un’antologia della letteratura greca. Il suo nome deriva dalla città natale, Stobi in Macedonia; della sua vita non si sa nulla. La sua opera, originariamente unitaria, era contenuta già al tempo di Fozio (9º sec.) in due volumi (comprendenti ciascuno due libri), che furono poi considerati due opere distinte (????????, Eclogae physicae et ethicae; ???????????, Florilegium o Sermones; l’opera intera si intitolò forse ???????? ???????????? ???????? ?????? ??????? “Quattro libri di egloghe, massime, insegnamenti”). L’antologia di S. (pervenuta mancante dell’inizio e con qualche altra lacuna) contiene passi di oltre 500 autori greci, poeti e prosatori, da Omero a Temistio; ha grande importanza in quanto ci ha tramandato frammenti di opere perdute. (cfr. http://www.treccani.it/enciclopedia/giovanni-stobeo/)

(6) Poeta greco vissuto tra il VII e il VI secolo a.C.

(7) Legislatore, giurista e poeta greco antico. (Atene, 638 a.C. – 558 a.C.)

(8) Poeta greco (Teo, circa 570 a.C. – circa 485 a.C.)

(9) Il tiaso era un’associazione di carattere prevalentemente religioso che nell’Antica Grecia celebrava il culto di un dio con processioni, canti e danze generalmente sfrenate. La poetessa lirica Saffo fondò nell’isola di Lesbo un tìaso legato al culto di Afrodite. Sacerdotessa del tìaso era Saffo stessa. In questo luogo venivano mandate le ragazze di famiglie facoltose per essere istruite. L’educazione delle fanciulle era finalizzata al matrimonio, e quindi venivano insegnate doti come il canto, la danza, la ricerca della bellezza, la raffinatezza e l’amore.

Libri

– Poesie, testo greco a fronte, edizione integrale, Saffo, a cura di Dagnini I, 2010, Newton Compton;

– La dolce eresia di Eros, poesie d’amore, Saffo, a cura di siracusano A., 2008, Barbera;

– Liriche e frammenti, testo greco a fronte, Saffo, a cura di Savino E., 2008, Feltrinelli;

– Poesie, testo originale a fronte, Saffo, a cura di D’Ambrosio Angelillo G., 2006, Acquaviva;

– Più oro dell’oro, testo greco a fronte, a cura di Copioli R., 2006, Medusa Edizioni;

– Liriche e frammenti, testo greco a fronte, Saffo, a cura di Savino E., 2002, SE;

– Finché ci sia respiro, dodici frammenti, testo greco a fronte, Saffo, 2001, Interlinea;

– Liriche e frammenti, testo greco a fronte, Saffo, a cura di Savino E., 2001, SE;

– Frammenti, Saffo, a cura di Rossi M., 2000, Giunti Demetra;

– Liriche e frammenti, Saffo, Alceo, Anacreonte, 1971, Einaudi;

– Poesie, Saffo, Bur Biblioteca Univ. Rizzoli.

Sitografia

– http://it.wikipedia.org/wiki/Saffo

– http://it.wikipedia.org/wiki/Solone

– http://it.wikipedia.org/wiki/Alceo

– http://it.wikipedia.org/wiki/Marmor_Parium

Bibliografia

– Saffo, Poesie, testo greco a fronte, edizione integrale, a cura di Dagnini I., 2010 Newton Compton;

– Saffo, Frammenti, a cura di Rossi M., 2000, Giunti Demetra-

 

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