Musica prima di ogni altra cosa,
e perciò preferisci il verso Dispari
più vago e più solubile nell’aria
senza nulla che pesi o posi.
 
Bisogna pure che le parole
tu le scelga non senza qualche equivoco:
nulla è meglio del canto ambiguo, dove
l’Indeciso al Preciso si sposa.
 
Sono i begli occhi da dietro un velo,
la gran luce che trema a mezzogiorno,
è, per un tiepido cielo d’autunno,
la farragine azzurra delle stelle!
 
La Sfumatura è ciò che ci vuole,
non il Colore, soltanto l’alone!
Oh, fidanzi la sfumatura sola
il sogno al sogno, il flauto al corno!
 
Fuggi l’Arguzia che assassina,
lo Spirito tagliente e il Riso impuro
per cui piangono gli occhi dell’Azzurro,
tutto aglio bi bassa cucina!
 
Strangola l’eloquenza, e sull’aire
di questa energia, fa attenzione
che la Rima abbia un po’ di discrezione,
altrimenti, dove andrà a finire?
 
O chi dirà i torti della Rima!
Quale fanciullo sordo o negro folle
ci forgiò questo gioiello da un soldo
vacuo e falso sotto la lima?
 
Musica e sempre musica ancora!
Sia il tuo verso la cosa che dilegua
e senti che con anima irrequieta
fugge verso altri cieli, altri amori.
 
Sia il tuo verso la buona avventura
sparsa al vento frizzante del mattino
che porta odori di menta e di timo…
E tutto il resto è letteratura.

(Poesie, trad. it. di L. Frezza, Rizzoli, Milano, 1974)

(Paul Verlaine ritratto da Gustave Courbet)

Verlaine già dai primi versi esprime la convinzione che la poesia deve essere prima di ogni altra cosa musica. Il conseguimento della musicalità è dato dai versi dispari che, con il loro ritmo irregolare e mosso, sono privi di artifici retorici e di convenzioni letterarie.

La parola deve suggerire, avere una particolare forza allusiva, in linea con i canoni della poesia simbolista che deve produrre suggestioni più che descrizioni, fatta di impalpabili realtà. L’atmosfera dell’irrealtà deve espandersi con le sfumature dei colori. La poesia deve ripudiare l’espressione concettuosa (L’Arguzia) e ogni forma di tecnica retorica e superata, e ancora bandire dai versi l’eloquenza, cioè il bello scrivere codificato dalla tradizione letteraria, vecchio e logoro strumento della poesia.

Il titolo della poesia di Verlaine prefigura un vero e proprio manifesto poetico e come tale è importante per comprendere la poesia non solo di Verlaine, ma più in generale della poesia simbolista in contrasto con la poesia classica.

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