Vladimir Majakovskij (Bagdadi, Georgia 1893 – Mosca 1930) è il poeta che non ti aspetti, fuori da ogni condizionamento, innovativo, estroso. Vissuto in un’epoca cruciale della storia del suo paese, considerato il cantore della rivoluzione bolscevica del 1917. Le sue opere sono sempre tese alla rappresentazione provocatoria di un’epoca definita meschina. Non sopporta le rime ‘laccate, da salotto’ per uomini e donne incipriati di ipocrisia. Alla cantilena delle vecchie poesie contrappone un ‘grido’; alla ninnananna rilancia un rullo di tamburo. Parla ai minatori, agli operai e studenti: un pubblico vasto che lo ascolta con attenzione. Il suo palco è nelle piazze. Il tono confidenziale rende il linguaggio specifico e originale. Una delle poesie più note di Majakovskij, Ma voi potreste (1913) è una sfida alla società. 

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Ma voi
potreste
eseguire un notturno
su un flauto di grondaie?

Domanda il poeta: Sareste capaci di suonare un flauto con le grondaie poste sui tetti della citta? Lui, il poeta ci riesce, ha preso il quotidiano e lo ha trasformato. La sua poesia è una poesia fatta di pezzi di strada, insegne, case, piazze, fabbriche, ciminiere. Una poesia urbana che si nutre di un linguaggio nuovo ed è pensata soprattutto per il pubblico. È anche una poesia tragica e dolorosa, carica di una forza vitale in cui si instaura una volontà autodistruttrice, ma giocosa, ironica e divertita arroganza.

I versi del poeta sono brevi, come spezzati, non grondanti di eccessi letterali, originali nella purezza di un’espressione linguistica che s’insinua velocemente nelle coscienze. Nei versi l’intonazione e le pause si susseguono con ritmo pacato e vibrante. Afferma: «La nostra solita punteggiatura con punti, virgole, punti interrogativi ed esclamativi, è troppo povera e poco espressiva».  Il suo è un piglio narrativo, con un uso esasperato per l’iperbole, in cui il protagonista e un Io che il poeta vorrebbe trasformarsi in un Noi.

Negli anni della rivoluzione bolscevica è il simbolo di tutto ciò che è moderno e di audace nell’arte sovietica. Muore suicida nel 1930. Le cause potrebbero essere tante, tra cui l’innamoramento per l’attrice Polonskaja, detta Nora, che rifiuta di separarsi dal marito per sposare il poeta. Si spara al cuore con una Mauser. Lascia un biglietto dove chiede di non fare troppi pettegolezzi sulla sua morte. Ma se le cause del suicidio sono tante, la vita di Majakovskij non merita di essere ridotta al solo momento finale. Secondo Serena Vitale in Vi racconto il mio Majakovskij (https://www.treccani.it/magazine/atlante/cultura) a questa figura tragica e affascinante della storia russa va restituito il giusto peso letterario e umano. Nell’ultimo periodo della sua vita, il poeta non pubblica più versi, viene contestato e fischiato alle prime delle sue pièce. La critica ufficiale del governo lo accusa di essere incomprensibile, oscuro, dunque inutile. La letteratura, come spesso accade,  prende una deriva ideologica che escludeva ogni prospettiva creativa e innovativa.

12/03/2024

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