Dammi mille baci

 

Viviamo, Lesbia mia, e amiamo

e non badiamo alle chiacchiere dei soliti vecchi troppo severi.

Il sole tramonta e poi risorge,

ma noi, una volta che il nostro breve giorno si è spento,

dobbiamo dormire una lunga notte senza fine.

Dammi mille baci, poi cento

poi altri mille, poi cento ancora.

Quindi, saremo stanchi di contarli,

continueremo a baciarci senza pensarci,

per non spaventarci e perché nessuno,

nessuno dei tanti che ci invidiano,

possa farci del male sapendo che si può,

coi baci, essere felici.

 

(traduzione in versi liberi dell’originale latino  di Marcello Sensini)

 

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La lirica trovò, a Roma, nel I sec. a.C., un interprete d’eccezione in Gaio Valerio Catutllo.

L’amore è il centro dei suoi versi. Lesbia, la donna amata che gli ha dato felicità, così anche la delusione per l’infedeltà. Il componimento è una celebrazione entusiastica dell’amore. Il sole tramonta ma poi risorge. L’uomo, invece, quando muore non torna più alla vita. Da questa semplice considerazione Catullo esalta la gioia di vivere e di amare: invero se la vita è breve meglio goderla fino in fondo.

Influenze letterarie

Catullo è uno dei più noti rappresentanti della scuola dei neoteroi (cioè “poeti nuovi“), che prendevano a modello il poeta greco Callimaco, il quale creò un nuovo stile poetico che si distacca dalla poesia epica di tradizione omerica divenuta a suo parere stancante, ripetitiva e dipendente quasi unicamente dalla quantità (in riferimento all’abbondanza dei versi di quest’ultima) piuttosto che dalla qualità. Sia Callimaco che Catullo, infatti, non descrivono le gesta degli antichi eroi o degli dei (eccezion fatta, forse, per i carmina 63 e 64) ma si concentrano su episodi semplici e quotidiani. Da questa matrice callimachea proviene anche il gusto per la poesia breve, erudita e mirante stilisticamente alla perfezione. Si sviluppano, originari dell’alessandrinismo e nati da poeti greci come CallimacoTeocrito,AsclepiadeFileta di Cos e Arato, generi quali l’epillio, l’elegia erotico-mitologica e l’epigramma, che più sono apprezzati e ricalcati dai poeti latini.

Catullo stesso definì il suo libro expolitum (cioè “levigato”) a riprova del fatto che i suoi versi sono particolarmente elaborati e curati. Inoltre, al contrario della poesia epica, l’opera catulliana intende evocare sentimenti ed emozioni profonde nel lettore.

Catullo apprezzava molto anche la poetessa greca Saffo, vissuta nel VI secolo a.C., e i carmina del poeta romano costituiscono una fonte grazie alla quale è possibile conoscere l’opera della poetessa greca. In particolare, il carmen catulliano numero 51 è una traduzione della poesia 31 di Saffo, mentre i carmina 61 e 62 sono con tutta probabilità ispirati a lavori perduti della poetessa di Lesbo. Questi ultimi due componimenti sono degli epitalami, cioè poesie d’amore dedicate al matrimonio. Saffo era molto famosa per i suoi epitalami, una forma poetica che cadde in disuso nei secoli successivi. Catullo, inoltre, recuperò e diffuse a Roma un particolare tipo di metro detto “strofe saffica“, molto usato da Saffo.

(da Wikipedia, http://it.wikipedia.org/wiki/Gaio_Valerio_Catullo)

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