Non so dove i gabbiani abbiano il nido,
ove trovino pace.
Io son come loro
in perpetuo volo.
La vita la sfioro
com’essi l’acqua ad acciuffare il cibo.
E come forse anch’essi amo la quiete,
la gran quiete marina,
ma il mio destino è vivere
balenando in burrasca.
(Vincenzo Cardarelli)
Il poeta si paragona ai gabbiani sempre in perpetuo volo, sfiorando la vita sull’acqua nel tentativo di acciuffare il cibo. E come essi ama la quiete, non vuol essere destinato alla burrasca, ma il suo destino è tutt’altro. La quiete non è di questo mondo. Essa regna nei cieli di nubi bianche che preludono alla purezza del cuore. Per l’uomo l’affanno e il dolore sono il suo destino, con brevi intermezzi di quiete e di serenità- Tutto il resto è disordine di sentimenti e di momenti concitati. Poche rose e tante spine è il giardino terreste per l’uomo. In corsa verso il traguardo che si nasconde nell’eternità l’uomo si perde, si confonde, si annienta. Non disprezzare mai il poco, poiché è l’abbondanza del meno. Di ogni cosa rimarrà il poco, il meno, il non abbastanza.
13/09/2024
![]()