Dolce tipico della festività di san Giuseppe nel Salento, seppure siano i napoletani ad attribuirsene la paternità, infatti una ricetta simile a quella di oggi risale al 1837 pubblicata dal gastronomo napoletano Ippolito Cavalcanti (1787-1859) e autore di Cucina teorico-pratica. Tuttavia, Johann W. Goethe in visita  a Napoli alla fine del 1700 ci parla di questo dolce, ma c’è anche chi asserisce che le zeppole esistevano già dal 1400, all’epoca del Viceré Juan II de Ribagorza.

L’origine etimologica del termine zeppola è controversa, alcune ipotesi:

  • dal latino cippus, pezzetto di legno per livellare i mobili, che in dialetto chiamiamo ‘cugnu’;
  • sempre dal latino serpula (m), serpe, per la forma della zeppola acciambellata come una serpe;
  • ancora dal latino saeptula, saepio, cingere.

Perché le zeppole sono legate a san Giuseppe? L’origine si ricollega  a tradizioni antiche e molto diverse tra loro, le due leggende più importanti sarebbero due. La prima è di matrice cristiana, che farebbe risalire la nascita delle zeppole alla fuga in Egitto di Giuseppe, Maria e Gesù allorquando Erode il Grande ordinò l’uccisione dei bambini. Ebbene, si dice che Giuseppe per provvedere al sostentamento della famiglia dovette affiancare al mestiere di falegname anche quello di friggitore e venditore di frittelle. L’altra è invece di matrice pagana, riconducibile alle feste che si celebravano il 17 marzo in cui si omaggiavano Bacco e Sileno, con fiumi di vino e di ambrosia accompagnati da calde frittella di frumento. L’imperatore Teodosio II proibì questo culto pagano; tuttavia, è probabile che esse siano state assimilate dal cristianesimo che ne fissò la festa di san Giuseppe due giorno dopo il 17 marzo. Le zeppole che oggi si collegano al santo sarebbero dunque le discendenti delle frittele romane?

 

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