Va e viene come la Maria del forno. Il proverbio proviene da Supersano, dove in via Diaz c’era il forno gestito da Maria Stradiotti e dalle sue sorelle, Vata e Manna, intorno agli anni Quaranta. Maria riforniva il forno di legna, andando a prenderla sulle spalle da casa sua, distante pochi metri dal forno. Andava e veniva, scia e bbanja, a ripetere sempre lo stesso percorso e la stessa cosa… con il tempo il suo ‘travaglio’ ha inteso significare un’impresa che non ha termine, che non svolge null’altro che la stessa cosa, senza – appunto – generare nulla di nuovo.

Immagine reperita dal web (Improbabili traduzioni dal dialetto tu Salentu)

Questo proverbio coinvolge l’intero Salento, in ogni paese viene ancora pronunciato, almeno dalle persone anziane. Sono invece del tutto scomparsi i forni di comunità, come quello di Maria Stradiotti in Supersano, dove le famiglie con il proprio simbolo sul pane demandavano la cottura al furnaru o alla furnara. A Tuglie li furnari di un tempo erano lu Frangiscu, lu Sipana, lu Tedescu, allorquando c’era la consuetudine di preparare il pane in  casa e portarlo al forno per la relativa cottura. Si diffondeva il profumo nel paese del buon pane genuino.  Il lavoro dei furnari era duro, si fermava solo con la sera, ed era scandito al mattino per la produzione di pane, di pomeriggio invece si approntavano le frise e altro. Oggi non vi è più l’abitudine del pane fatto in casa, inevitabilmente come tante altre usanze ci si dimentica e la memoria cade nell’oblio, quando un tempo invece era una gioia e qualcosa di importante.

 

 

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