Tutti dobbiamo morire e nel loculo (nicchiu) finiremo, nessuno escluso, senza privilegi. La memoria si oscurerà anche nei volti, non vi sarà tribolazione. Il proverbio è un monito a non esagerare nelle cose della vita, a non essere avidi, cattivi, spergiuri. Tutto finirà senza preavviso. Dopo i trionfi subentrano le cadute. E se pur la vita è un trionfo, la morte lo è ancora di più. Mette a posto tutto, riaggiusta le misure corrotte, allinea la giustizia, acquieta l’odio e l’amore. Il proverbio affonda nell’egoismo umano e lo macera nelle diffidenze sentimentali e nei pregiudizi, nonché nell’inutile affanno della sopraffazione degli altri.

Meditiamo per non cadere nello sconforto di colui che, vinto dall’odio, chiese un po’ acqua e non la ebbe, poiché era giunto il momento che poteva ristorarsi soltanto del suo stesso odio e di nient’altro.

 

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