Della via di Dio, un po’ strano questo modo di dire salentino, in particolare tugliese. Ha forse Dio una via? A che scopo? Per camminare o per andare dove? Non è forse immobile Dio? Comunque sia questo modo di apostrofare qualcuno non è affatto un elogio, anzi, nel migliore dei casi, indica un sempliciotto, un bonaccione, uno poco accorto; nel peggiore dei casi, a sottolineare un tratto comportamentale fuori dall’educazione. Insomma in un modo o nell’altro, non è proprio piacevole riceverlo, seppure viene detto con il sorriso, quasi simpaticamente. Nasconde invece sempre un pregiudizio, una sentenza. Cosa poi effettivamente lo accosti alla via di Dio è davvero un po’ complicato stabilirlo, anche perché –  stando alle sacre scritture – la via di Dio è perfetta, e nel contesto che stiamo trattando sembra proprio fuori luogo.  Proviamo a darne, ad azzardarne, una spiegazione: forse, si richiama, nell’immaginario, alla strada che non c’è, non percorsa, in attesa che si materializzi, e pertanto per averla è necessario percorrerla, magari  seguire quel cammino di Dio.  Indubbiamente, è la strada che manca, che Dio non ha voluto indicare. Allora, ha un senso dire: sinti te la via te Diu, ete te la via te Diu, a sottolineare, appunto, che il comportamento di una persona è in aderenza all’assenza di qualcosa, come la via di Dio. Non ci rimane, quindi, che quanto prima questa strada appaia sulla mappa geografica, e che sia possibilmente illuminata di notte.

 

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