Deriva da scarufare (mangiare con voracità) e da terra. I due termini per paronomasia diventano scarufaterra, che tradotto in italiano significa rozzo, ignorante, zoticone, contadino. Viene prevalentemente usato in senso dispregiativo, seppure stia a indicare il mestiere di contadino, ossia di colui che si dedica alla terra con passione e sacrificio per ottenere buoni germogli. Appare quindi ingiusto etichettare in tal modo gli umili contadini, colpevoli di dedicarsi alla terra e da essa ottenere il sostentamento. In passato  i nobili e i proprietari terrieri  punivano l’orgoglio degli scarufaterra disprezzandoli in tal modo poiché ignoranti, sporchi e rozzi. La divisione in classi sociali allora era importante e condizionava il proprio status. Li scarufaterra erano un piccolo mondo staccato da un grande mondo (quello dei ricchi e  dei nobili).

Lu scarufaterra rappresentò per secoli l’ultimo gradino della scala sociale, posto appena al di sopra delle bestie. La ragione di tanta poca considerazione risiede nel fatto che egli era costantemente escluso dall’evoluzione sociale, racchiuso nella gabbia dello sfruttamento, dell’analfabetismo e della miseria. I contadini nel passato (remoto) non possedevano nulla e i ricchi avevano nei loro confronti poca compassione, giungendo anche  a maltrattarli e umiliarli. Eppure costituivano la maggioranza dei lavoratori e spingevano in avanti l’economia del paese. Oggi i lavoratori della terra vengono chiamati agricoltori o coltivatori, nessuno più osa chiamarli contadini, almeno nel linguaggio c’è stata una revisione e rivalutazione del contadino. Permane, tuttavia, ancora la cattiva abitudine per qualcuno di apostrofare le persone  scarufaterra, per sputare odio e risentimento per qualcosa che non gli è andata a genio, diciamo così.

Ogni tanto sarebbe conveniente uno sguardo ai contadini che ‘siamo stati’, per ricordarci della tempesta storica di umiliazioni che intere generazioni hanno vissuto e subito.

Nel mare di scritture conservate in archivi e biblioteche le tracce di mani contadine sono quasi soltanto segni di croce in calce a contratti colonici o stentati messaggi dei figli emigrati. Per sapere di loro bisogna chiedere ad altri (A. Prosperi, Un volgo disperso, Contadini d’Italia nell’Ottocento, Einaudi 2019).

(R. Guttuso, Contadini al lavoro)

 

27/09/2022

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