Una testa vuota porta ad avere una lingua lunga, ossia meno si sa più si parla a vanvera. I proverbi non sbagliano nel tracciare l’indole umana, anzi ne tratteggiano i lati positivi e negativi, aforismi che celebrano l’uomo nella propria dimensione di ciò che è. La presunzione di essere ciò che non si è è insita nella natura umana, una debolezza che si contrappone alla razionalità. la presunzione rappresenta un luogo ‘mentale’ inesplorato, mai abitato, per tale motivo rimane presunzione e non consapevolezza. Il proverbio ci  dà una risposta a tutti i fenomeni etichettati da parole a cui attribuiamo, nel linguaggio comune, una valenza negativa, dove il disordine, la frustrazione, l’instabilità ne ravvisano la mancata coscienza del sé. Allora, è evidente che la non conoscenza di sé stessi, dei propri limiti, porti a un incremento iperbolico del linguaggio non sapientemente ‘misurato’ o registrato nei confini della ragione, il quale  alla devianza della logica e della verità senza alcuna verifica, studio e ricerca.

 

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