Per malocchiu, – malu (male) e occhiu (occhio) –  s’intende la pratica che potrebbe procurare volontariamente o involontariamente, danni di varia entità a cose o persone attraverso lo sguardo, al fine di portare malasorte su persone invidiate o detestate. I sintomi che ne derivano al malcapitato sono: un senso di malessere fisico e mentale, accompagnato da stanchezza e molto spesso mal di testa, confusione, nervosismo, dolori articolari, nausea, vomito.

È anche detto affascino (dal latino fascinum, maleficio). In Puglia questa pratica era largamente diffusa nel foggiano, tarantino e nel Salento. Oggigiorno questa pratica è in disuso.

Contro il malocchio sono utili gli amuleti che variano a seconda dei contesti culturali e sociali: ad esempio si usa fare le corna con le dita della mano, toccare un oggetto in ferro o legno,  toccarsi i genitali o portare addosso un corno, e per i devoti invece basta un santino o una collanina con crocefisso da tenere addosso.

Per togliere il malocchio ci pensavano le donne anziane addestrate a tale rituale che si eseguiva al chiuso con una candela, un piattino con dell’acqua e dell’olio. Prima del rito la donna recitava una preghiera segreta e strane formule. La prova di aver tolto il malocchio era data dalle gocce di olio messe nell’acqua del piattino: se queste rimanevano a galla il malocchio era stato tolto; se invece le gocce si dilatavano voleva dire che il malocchio persisteva ancora e bisognava ripetere il rituale. In verità, questo fenomeno ha una spiegazione scientifica che sta nello stato di pulizia del piatto, a seconda se era ben lavato (l’olio non si spandeva) oppure presentava dello sporco (l’olio si spandeva).

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L’anziana concludeva il procedimento facendo il segno della croce prima a sé stessa e poi per tre volte col pollice della mano destra sulla fronte di colui affetto dal malocchio, il tutto recitando sottovoce un Ave Maria, un Padre Nostro e un’altra preghiera dal contenuto segreto. La ricorrenza del numero tre si rifà probabilmente al concetto di Trinità  ed è comune ad altri riti di guarigione simili, ad esempio il ‘taglio dei vermi’ (praticato sulla pancia), nel malocchio invece anche su tempie, palmi delle mani e gambe. Allorquando, le gocce di olio si raggruppano al centro del piattino, fino a formare un grosso occhio (occhiu te fica), è sicuramente malocchiu, che va accecato (eliminato) con dei chicchi di sale, recitando la formula:

toi occhi te ndocchiara,
toi santi tane jutare.

(Due occhi ti adocchiarono,
due santi di devono aiutare)

Un’altra formula suggestiva per togliere il malocchio è quella recitata dalle macare della zona di Castrignano dei Greci, ce ne dà notizia Angiolino Cotardo nel suo articolo ‘Il tempo non cancella’.

Pozzi avire tanta furtuna, quanta nde mantene la terra .
Veni figghiu, te visciu la furtuna.
Te visciu chiaru… lu serpe te la mala sorte te tuccau
sali su lu cavaddhu de San Giorgiu e tinilu luntanu.
Mutu ha camenare: stompa la malerva de giurnu e nu temire la notte.

La macara in questione è descritta come una vecchia brutta, con i capelli legati in alto sul capo in un ‘tuppo’ tondo, di giorno se ne va in giro per le campagne con il carro tirato dall’asinella. Andava  a procacciare affari con i contadini del luogo, ai quali vendeva un antidoto contro il morso delle serpi. Per convincerli all’acquisto tirava fuori da una cassetta una serpe e si faceva mordere, dimostrando  di non morire grazie al suo medicamento.

Tutto è possibile nel Salento. Luogo dove ogni cosa è appesa tra il cielo e la terra.

(https://www.pugliafoodlovers.com/post/le-macare-le-streghe-del-salento)

 

29/09/2022

 

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