Artetaca è un termine dialettale che a Tuglie e in tutto il Salento, con le dovute varianti fonetiche e grafiche, è affibbiato a persone iperattive, sempre in movimento, quasi in perenne agitazione. Nel dialetto napoletano il nostro artetaca diventa artéteca, pur conservando lo stesso significato. Indica, come già accennato, irrequietezza e frenesia, in particolar modo è rivolto ai bambini. Tuttavia, il termine è associato al verbo tenere, diventando ‘tene l’artetaca’ , dunque si tiene, si possiede quasi come una malattia. Difatti, il termine, secondo Vincenzo De Ritis, autore del Vocabolario napoletano lessigrafico e storico (Stamperia Reale, 1845) deriva dal latino arthritis, una particolare forma di febbre reumatica che provoca forti spasmi involontari su tutto il corpo, diffusa soprattutto fra i bambini. Con il passare del tempo il dialetto si è appropriato di questa parola facendola entrare nel linguaggio quotidiano, a significare lo stato di vivacità dei bambini. Dunque, stu vagnune tene l’artetaca: questo bambino non sta mai fermo, sempre in movimento. In passato questa espressione era ricorrente, oggi un po’meno, assumendo a volte il carattere derisorio nei confronti di una persona. Rimane però la bellezza di un termine e l’essenzialità di un dire che solo il dialetto sa esprimere.

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