Il fuoco con un colpo di pollice fu un’invenzione rivoluzionaria: l’accendino. Inventato dal francese Henry Pingeot, apparve in Europa a metà del Novecento. Negli anni Settanta furono realizzati quelli ‘usa e getta’ della Bic; poi fu la volta di quelli più sofisticati, lo zippo.

Ebbene, dai racconti di Gigi Martignano apprendiamo che a Tuglie negli anni Settanta, un tale Giappinu (Giorgino Giuseppe) era dedito alla riparazione degli accendini.

Questo artigiano dell’accendino, munito di un’apposita cassetta di ferri del mestiere, girava per le strade di Tuglie ad aggiustare e riparare le ‘macchinette’. Potrebbe apparire uno strano mestiere, ma non lo era: in un periodo di economia e di attento risparmio i tugliesi si guardavano bene dal disfarsi per sempre di uno strumento o di un accessorio che dava problemi di funzionamento; e Giappinu con la sua competenza riparava e faceva tornare alla fiamma gli accendini difettosi. Egli abitava nell’abitazione di una corte nei pressi della piazza Garibaldi, là dove c’è stata per tanti anni la Camera del Lavoro. Ovviamente, nel nostro linguaggio dialettale l’accendino assumeva il nome di ‘macchinetta’, forse proprio a declinare la funzione di generare fuoco con un semplice colpo di pollice. Allora, che altro se non -appunto – macchinetta?

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