La devozione a Maria si accompagna nel giorno della sua celebrazione religiosa (15 agosto) con la recita di cento Ave Maria e con una frase in cui si ammonisce Satana a stare lontano dagli uomini nel giorno di Maria. Una tradizione orale del nostro Salento, ma anche di tante altre parti d’Italia,  che rischia di scomparire.

La preghiera s’innesta in tradizioni e antichi riti, talvolta sul confine tra sacro e profano, si proietta verso usanze antiche, ereditate dal mondo pagano, poi ricucite sull’anima cristiana della tradizione religiosa.

È una preghiera insistente e audace rivolta contro il demonio, con cui si declama l’intervento della Madonna per sconfiggerlo. L’origine di questa litania sembrerebbe importata dall’Oriente, da cui viene l’uso di segnarsi ripetutamente la croce, durante la preghiera dinanzi alle sacre immagini. Vi sono anche ragioni valide per ricondurre tale preghiera alla tradizione bizantina, infatti nel testo vi è il riferimento biblico alla Valle di Giòsafat, dove secondo il profeta Gioele (GI 4, 1-2) si raduneranno tutti i popoli alla fine dei tempi per il giudizio divino. Ad affermarlo sulla rivista  di pensiero e cultura meridionale Cultura Salentina è Francesco Danieli*.

Come spesso accade per i testi orali, anche la preghiera delle cento croci ha subito nel tempo variazioni e modifiche, qui si riporta il testo che – secondo il nostro concittadino Giorgio Maggio – si recitava e si recita nel nostro paese di Tuglie.

Pensa Anima mea ca hai te murire,
ca te stu mundu hai te trapassare,
alla valle te Giosafat imu scire,
lu nemicu imu scire a truare.
Bruttu nemicu nu me convincire,
Bruttu nemicu nu me ingannare,
ca centu Cruci + me fici in vita mea, lu giurnu te la Vergine Maria.
Me li fici e me li scrissi ca te l’Anima mea tie parte nu avissi.”

*(https://culturasalentina.wordpress.com/2009/08/17/l%E2%80%99antica-preghiera-delle-cento-croci/)

 

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