Eh mo’, cimu fare! E adesso che dobbiamo fare con il punto esclamativo, a significare che non è un interrogativo bensì un’esclamazione di rassegnazione che va bene per tutte le situazioni, anche quelle più spigolose, intrattabili, ma anche ogni qualvolta ci si arrende all’evidenza senza tentare di fare qualcosa. Un modo di dire che conviene a coloro che non si vogliono prendere alcuna responsabilità, che desiderano lasciare le cose sempre a posto nello stesso posto. Nessuna volontà di cambiamento, ma adattamento a quella che è la sorte che ci viene data dagli altri. Il destino però non c’entra nulla. L’esclamazione esprime una sorta di fatalismo che si accetta ben volentieri. Perché infatti opporsi alle cose o ai fatti? Conviene lasciar perdere per stare bene con tutti.

Un’altra esclamazione che manifesta l’agire umano delle genti del Sud è Eh mo’, fazza Ddiu, in cui si rimanda  a Dio ogni volontà. Dio che comanda, che decide, liberando l’uomo da ogni incombenza. L’una e l’altra esclamazione sono in sintonia con il pensiero accomodante e non urticante che denuncia l’eterna rassegnazione di coloro che non si espongono, che non hanno il coraggio di dire e di fare, di opporsi, di lottare. Ci penserà Dio come ha sempre fatto e noi ce ne laviamo le mani. Fate voi.

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