Nel dialetto salentino indica il frutto del pesco. Diventa bricuècu  – secondo il Rohlfs – a Lecce e a Taranto. Ancora in uso è il termine bricocu. In Calabria il termine diventa pricòcu e precòcu, dalla derivazione di maleum persicum praecoquum (pesca precoce).

Il pesco è un albero originario della Cina, dove fu considerato simbolo d’immortalità, i cui fiori sono stati celebrati da poeti, pittori e scrittori.  Dall’oriente il pesco giunse in Persia, per approdare in Europa. Dalla Persia deriva quindi il nome della specie, con significato di della Persia.

La pesca è una drupa globosa, a buccia vellutata (pesche vere) o glabra (pesche noci o pesche lisce) e polpa succosa più o meno consistente, zuccherina, aromatica, di vario colore (biancastro, giallo, verdognolo, rosso), di norma con un solo seme contenuto in un nocciolo aderente alla polpa (pesche duracine) o distaccabile (pesche spicche) (Treccani, vocabolario on line).

Nei giorni scorsi ho avuto modo di ammirare una pesca dalle dimensioni fuori dal comune, proveniente dal giardino in Tuglie di Cosimo Imperiale (detto Caloppu): a suo dire è veramente squisita, bella tonda e grande. Si può ammirare qui in foto, attendendo di gustarla appena giungerà a maturazione.

 

 

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