Siamo diventati malinconici, insoddisfatti, invidiosi, cattivi e senza nessuna voglia di fare sacrifici, di studiare, di avere passioni, idee e progetti. Questo è il quadro sconvolgente che emerge nel nostro paese dal 56° Rapporto Censis. Le aule scolastiche sono sempre più vuote a causa della contrazione demografica, si studia male, non si insegna nelle migliori condizioni, la sanità è in affanno, la burocrazia riempie la nostra vita di scartoffie. Gli italiani non credono più in un futuro possibile, tuttavia sono disposti a seguire gli influncer e il lusso, il divertimento. Il Rapporto indica che otto italiani su dieci non sono più disposti a fare sacrifici per cambiare. Il ritratto è triste e sconvolgente. Siamo diventati pietrificati, ma quello che è peggio è che abbiamo immobilizzato i sentimenti, tant’è che non ci commoviamo più, agiamo solo per forma, ma in definitiva non ce ne frega nulla degli altri. La tentazione alla passività è molto forte, ci si adagia a ciò che si ha, ci si accomoda nelle circostanze che possono offrire qualcosa che soddisfi le esigenze personali, tutto è fatto nell’apparire ciò che effettivamente non si è. Non lo dimostriamo ma odiamo chi ostenta benessere, serenità, voglia di fare. L’odio soddisfa, almeno in parte il malcontento di una certa esistenza. Poi sopravanza l’indifferenza, l’abitudine che mai sarà estinta, e che denota una filosofia spicciola e semplice ‘ lasciatemi vivere in pace nei mie confini soggettivi’.

(ombradiunsorriso.wordpress.com)

Questo siamo. Brutti e cattivi dentro. Ricerchiamo la passività come forma sostenibile della nostra insensibilità, la tentazione è così forte che non ce ne rendiamo conto, abbiamo imparato molto bene a fingere seminando maschere dappertutto. Possiamo pero esser contenti di un dato: cresce la criminalità, i delitti non si contano più, le estorsioni alla portata di ogni giorno. Ci spaventiamo della crisi economica, delle misure del Governo, del Covid, rimanendo impassibili, come statue marmoree che oltre allo sguardo non hanno cuore. La nostra è la società della contrazione, ogni cosa è in diminuzione, aumenta solo il debito. Un giorno gli storici indagheranno su quello che è successo con la pandemia, risulterà forse che la nostra società non aveva mai raggiunto un grado così estremo di irresponsabilità ed efferatezza e, insieme, di disfacimento. Certamente, sta emergendo una nuova figura dell’uomo complice di una società,  in elusione  al concetto hobbesiano. Una società di complici alla passività che persegue singoli obiettivi in una prospettiva politica e sociale di addomesticamento delle coscienze. Ci aspetta un grande lavoro di pulizia e di rafforzamento individuale e collettivo, ma soprattutto un ritorno alla normalità, provvedendo innanzitutto a rimuovere i luoghi comuni e fare sintesi di necessità e di virtù.

Vedo in questo testo di Achille Campanile un interrogativo utile, necessario e irrimandabile: Quand’è che un cumulo di grano cessa di essere un cumulo? Quando ne tolgo un chicco? Certo no. Due? Neppure. Qual è il chicco oltre il quale il cumulo non è più cumulo?

02/12/2022

 

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