1. Storia di un rito
Tuglie: la processione di mezzanotte del Cristo Morto della Confraternita è la più antica e al contempo la più partecipata il giorno del Venerdì Santo.
La Confraternita tugliese si costituì devozionalmente intorno al XVIII secolo e tutto si svolse intorno alle statue dell’Addolorata e del Cristo Morto. Dai documenti conservati nell’archivio della Congrega si evince che nel 1789 il Priore commissionò al tugliese don Francesco Toma, cartapestaio per diletto, la costruzione della statua di Gesù Morto, che venne per molti anni utilizzata per la processione, congiuntamente alla statua della Madonna Addolorata, realizzata dallo stesso Toma, e facente parte di un trittico smontabile. Lo stesso sacerdote, non ancora Arciprete di Tuglie, anni prima aveva realizzato per la Confraternita un trittico di statue non assemblate della Buona Morte di San Giuseppe (Titolare della Congrega). Secondo il nostro Enzo Pagliara è ipotizzabile che fosse proprio la Madonna Addolorata di quel trittico ad essere portata in processione il Venerdì Santo. Questa era l’unica processione del Venerdì Santo che si svolgeva in quegli anni a Tuglie.
Poi, nel 1896 l’amministrazione della Confraternita ordinò al leccese Maestro Giuseppe Manzo* (1849-1942) il trittico attuale (non smontabile) esposto nella Chiesa di San Giuseppe, per cui non fu più possibile utilizzare la statua dell’Addolorata per la processione, si procedette quindi a utilizzare la statua della Madonna Addolorata della Chiesa Matrice.
Nel 1901, don Giuseppe Ria, la cui famiglia – dalla fine del Settecento sino a metà dell’Ottocento – aveva sostenuto in solido i riti della settimana santa tugliese, fece modellare al Maestro Manzo la statua di Cristo Morto per la Parrocchia da utilizzare per la processione del Venerdì Santo. La Parrocchia intendeva iniziare a fare la propria processione per le vie di Tuglie, ma anche la Confraternita ambiva a continuare a fare la propria processione. Da buoni cristiani, il Priore e il Parroco si accordarono per far svolgere le due processioni in orari diversi per non sovrapporle il giorno del Venerdì Santo. La Parrocchia avrebbe fatto la processione subito dopo la ‘Messa sciarrata’ e la Congrega intorno alla mezzanotte.
L’accordo fu mantenuto per circa vent’anni, compreso il prestito della Parrocchia alla Congrega della statua dell’Addolorata. Tuttavia, i malumori sopraggiunsero con l’arciprete tugliese don Zaccaria Moscatello e il Priore Carmine Gnoni. Il nuovo arciprete non voleva perpetuare il prestito e per dirimere la questione intervenne nel 1931 il vescovo della Diocesi di Nardò Gaetano Müller, che obbligò il Parroco al prestito della statua dell’Addolorata ancora per un anno, imponendo altresì alla Congrega di dotarsi di una propria statua. Difatti, il Priore Luigi Bacile in ottemperanza alla disposizione dl Vescovo commissionò la statua dell’Addolorata al Maestro Giuseppe Croce: la spesa per la statua fu sostenuta dalla Congrega, mentre il costo dell’abito fu pagato dai proventi della sottoscrizione volontaria delle donne tugliesi.
2. Chiesa di San Giuseppe
La chiesa è dedicata a San Giuseppe, coprotettore di Tuglie insieme alla Madonna dell’Annunziata. Fu costruita nel 1783 dal duca Ferdinando Giuseppe Venturi. Ancor prima era era sede della Congregazione della Buona Morte. L’altare maggiore è composto da stucchi effetto marmo; il quadro affiso sulla parete dell’altare, forse di scuola napoletana del XVIII secolo, rappresenta il trapasso di San Giuseppe. La via adiacente alla Chiesa attualmente denominata via XXIV Maggio, un tempo si chiamava Via della Congregazione. La festa religiosa ricorre la seconda settimana del mese di luglio. All’interno della Chiesa su di una lapide sono indicati tutti i Priori che si sono succeduti dal 1775 in poi. La facciata della Chiesa, rifatta nel 1952, ha assunto forme moresche che si discostano notevolmente dalle facciate della altre chiese. Spoglia e semplice nello stile domina la piazzetta e il proseguimento di via Vittorio Veneto.
Il sacerdote Giuseppe Ria insieme alla sua famiglia avevano il patronato sull’attuale altare di San Francesco, in passato altare del Crocefisso, e coltivavano una profonda devozione verso la passione di Cristo.

3. Confraternita della Buona Morte
Antica nella sua costituzione, attualmente retta dal Priore Salvatore Petruzzi, tramanda la struggente tradizione della processione di Cristo Morto. Una processione fatta da tantissimi devoti che percorrono le vie del paese con la musica della banda. I confratelli vestono un abito bianco confraternale (detto anche penitenziale), sul capo invece il cappuccio conico di colore bianco. Fu istituita nella seconda metà del 1700. Il re Ferdinando IV di Borbone riconobbe le confraternite del Sud anche dal punto di vista statale, controllandone attività e beni con l’imposizione di registrazioni e autorizzazioni. Attualmente la Confraternita consta circa cento confratelli ed è in costante espansione. Oggi le confraternite non sono solo realtà religiose, ma anche presidi culturali e sociali, capaci di mantenere vive le tradizioni e allo stesso tempo offrire supporto concreto alla comunità. Favoriscono relazioni tra persone di diverse età e condizioni sociali. In contesti piccoli o periferici, sono un punto di riferimento importante per creare legami e senso di comunità.
4. La processione nel silenzio del rito
L’azione liturgica del Venerdì santo inizia nel silenzio, neanche le campane osano suonare. Lungo la penisola italiana le tradizioni per questa giornata si susseguono da secoli. In Abruzzo, a Chieti, si svolge quella che è ritenuta la più antica Processione del Cristo Morto in Italia (secondo la tradizione dall’842). A Campobasso, già dal 1626, anno della sua istituzione, si svolge la calorosa e devota processione del Cristo morto e della Madonna Addolorata.
Nel silenzio sulla croce Cristo è venerato. Nel giorno più brutto della storia, la morte annuncia una speranza di salvezza. Il Dio ferito e umiliato dagli uomini, dal potere e dall’arroganza occupa il centro della scena. Sta lì sulla croce a ricordarci l’importanza della pazienza. La Croce è simbolo e memoria di un evento che non generiamo noi: ci è stato dato. Cristo ci interpreta, non noi. Ma noi siamo impantanati in una narrazione artefatta, nelle politiche imperialiste e sovraniste, nelle molteplici guerre in Palestina, in Iran, nel Libano e in Ucraina. Gli occhi di Cristo vedono i bambini morire a Gaza nell’indifferenza generale e nessuno ferma gli assassini. Cristo c’è. Sta sulla croce. I suoi occhi vedono nel silenzio l’altrove martoriato dalla prepotenza. Cristo Morto si muove fra la gente, fra le vie del Paese, nel silenzio si consuma il dolore e la speranza. In un tempo remoto la processione procedeva con i confratelli e i penitenti che portavano sulle spalle le ‘pisare’ (grosse pietre triangolari usate per la trebbiatura), la gente pregava durante il tragitto, la banda a cadenzare il ritmo della Passione. Era la penitenza sofferta a manifestare la vicinanza a Cristo, con il proposito di costruire pace e giustizia. Cristo è il giusto, senza peccato, giusto per eccellenza in quanto figlio di Dio, porta su di sé i peccati di tutti gli uomini, ma non comprendiamo ancora il significato della sua morte, che non è una morte qualsiasi, è qualcosa di più grande di noi che travalica il nostro pensiero e le nostre azioni.
Nella processione della notte, quando il buio è denso, l’ora è tarda e il vento è lieve, la statua del Cristo Morto rappresenta il sacrificio supremo della morte; l’Addolorata, il dolore umano e materno; il buio e il silenzio prefigurano il lutto e l’attesa; la lentezza del corteo ricerca un passo nuovo della vita. Ma su tutto vige il silenzio: sospensione del dire, di quel dire ulteriore di cui non vi è necessità, ma abbandono della parola per una riflessione interiore intensa e profonda che sappia decifrare ancora una volta il senso di un sacrificio che coinvolge il mondo intero. La processione è atto di fede, rito penitenziale, simbolo della Passione, tradizione identitaria della comunità che si stringe in un abbraccio di amore con il Cristo.

03/04/2026
![]()
_______________________________________
* Le sue preziose opere e i suoi gruppi statuari sono caratterizzati da un’austerità e un verismo impeccabili. Suoi lavori si trovano a Londra, Parigi, Tokio, Berlino, New York, Rio de Janeiro e Melbourne. I suoi altorilievi e bassorilievi sono impareggiabili nella perfezione. Nella realizzazione delle statue del Cristo morto poneva il corpo piegato in avanti, un altro pendente dalla Croce, un altro carponi, con i volti segnati dalla sofferenza e dal dolore, muscoli contratti, rigorosi contorni dati ai manti, alle pieghe, alle chiome.
Bibliografia
- E. Pagliara, ‘Le processioni tugliesi della settimana Santa’, in Tuglie… per raccontar Paese…, (http://www.tuglie.com/processioni.asp), 01/04/2026
- L. Causo, ‘Tuglie. Le origini, la storia, le tradizioni (Terza e ultima parte)’, in Fondazione Terra d’Otranto, (https://www.fondazioneterradotranto.it/2011/11/27/tuglie-le-origini-la-storia-le-tradizioni-terza-ed-ultima-parte/), 01/04/2026
- C. Manzo, ‘Giuseppe Manzo (1849-1942) e la cartapesta leccese (quarta parte), in Fondazione Terra d’Otranto (https://www.fondazioneterradotranto.it/2013/04/18/giuseppe-manzo/), 01/04/2026
- G. Fedele, Tuglie. I luoghi e le tradizioni. Percorsi storici e culturali, Società di Storia Patria per la Puglia – Sezione di Maglie, Otranto e Tuglie, Tipografia 5 Emme, Tuglie 2010.
- F. Gnoni, Tuglie dalle origini ai nostri giorni, ristampa a c. di L. Causo, Comune di Tuglie – Settore Politiche culturali, Tipografia 5 EMME, Tuglie 2008