Mercoledì 25 luglio 2012 presso la Terrazza della Biblioteca Comunale di Tuglie si è svolta la presentazione del libro “Il passo della notte” di Elio Ria, a cura di Luigi Scorrano, con Gabriella Torsello.

Ospiti d’eccezione il saggista Sossio Giametta (traduttore delle opere di Nietzsche, Spinoza, Schopenhauer, Freud) e Mario Carparelli dell’Università del Salento.

Il prof. Giametta nel corso del suo intervento ha parlato tra l’altro del suo ultimo libro “Il bue squartato e altri macelli. La dolce filosofia” edito da Mursia. Il bue squartato è Nietzsche, da cui ciascun interprete si ritaglia una bistecca trascurando il resto. Gli altri macelli sono quelli che la vita fa di noi, quelli che noi facciamo di noi stessi e degli animali, quelli che in tutto il libro si fanno di luoghi comuni e di idee ricevute, nonché i “macelli” critici di grandi autori come Platone, Sant’Agostino, Bruno, Spinoza, Schopenhauer, Nietzsche, Heidegger, Hegel, Croce e altri, senza risparmiare gli autori odierni: macelli che Sossio Giametta fa, dopo lo scavo dei loro tesori, come continuazione del loro lavoro. Fino ad abbozzare in conclusione, con osservazioni scaturite dall’esperienza di una vita, un vero e proprio metodo filosofico ad uso dei giovani pensatori, che innova sui metodi classici come quelli di Descartes e di Spinoza.

Una notte dunque di poesia e filosofia che il pubblico presente ha apprezzato immerso com’era nella dolce atmosfera di un notturno estivo; ma chi ha veramente lasciato un segno indelebile di simpatia è stato Giammetta che ha conquistato tutti i presenti con la sua umanità e competenza.

La Notte, scrigno segreto del Poeta. Trastullo della Luna. Testimone e complice delle ombre. Illuminata e illuminante, musa instancabile del verbo onirico. Saffo la contempla in una sua poesia di cui ci è rimasto solo l’ inizio.

Le stelle intorno all’incantevole Luna
d’un lampo celano la loro immagine fulgente
ogni qual volta essa nel suo completo splendore
scintilla argentea su tutta la Terra.”

Omero nel libro VIII dell’Iliade:“Come le stelle in cielo, intorno alla Luna lucente brillano ardendo, se l’aria è priva di venti.”

 

Alla Luna si è rivolto Giacomo Leopardi con le sue liriche. Da “La sera del dì di festa”, leggiamo:

Dolce e chiara è la notte e senza vento,
e queta sovra i tetti e in mezzo agli orti
posa la Luna, e di lontan rivela
serena ogni montagna.”

 

E ancora da “Alla luna”:

O graziosa luna, io mi rammento
Che, or volge l’anno, sovra questo colle
Io venia pien d’angoscia a rimirarti:
E tu pendevi allor su quella selva
Siccome or fai, che tutta la rischiari.”

 

Della notte lunare ritroviamo un meraviglioso stralcio in una splendida terzina del XXIII canto del Paradiso di Dante:

Quale nè plenilunii sereni
Trivia ride tra le ninfe eterne
che dipingono il ciel per tutti i seni.”

 

La nostalgia ispira a Silvio Pellico questo pensiero nel capitolo 22 de “Le Mie Prigioni”:

Era una bellissima notte con lume di Luna. Io guardava quelle care vie, nelle quali aveva passeggiato tanti anni così felice….”

 

Il passo della notte di Elio Ria incede silenzioso lungo il sentiero della riflessione, leggero, spicca il volo senza porsi domande che non cerca e a cui non vuole dare risposte che possano indurlo nella trappola stigmatizzante di false verità.

“Che fai tu, luna, in ciel? dimmi, che fai,
Silenziosa luna?… “ chiede Leopardi nel “Canto notturno di un pastore errante dell’Asia”.

Pare rispondere l’eco dei versi del poeta Elio Ria, “Luna, cioccolato di stelle, miele di cielo…”e ancora: “ Non so cantare, peccato avrei musicato per te il profumo dei fiori d’arancio e delle note di gigli… “, soavemente, in un alito di pensiero, che si può parafrasare “Che importa saperlo, se di te, luna, mi inebrio gustando il tuo dolce sapore e ne avverto la fragranza di arancio”.

 

Il Passo della notte guida il poeta su fili invisibili, velati, a volte, da sottili inquietudini terrene, “Non ho troppo sole ancora, c’è oceano di ombre, il deserto germoglierà alberi di cipresso in cielo seppure ho distillato occhi di alloro nel mare dello Jonio”, oppure, svelati dalla forza della poesia che viene in suo soccorso al “Notte di poesia consolami, dalle luci deviate disperdimi”.

Il libro di Elio Ria è un frammento di sogno nel sogno, che nell’attimo di intesa sospeso tra poesia e realtà concretizza immagini che nelle illusioni delle cose della vita sanno conquistarsi speranza.

 

 

Claudia Petracca

 

 

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