Fetonte è figlio di Apollo (Helios) e di Climene. Ovidio nelle Metamorfosi narra la vicenda che lo coinvolge con il suo coetaneo Epafo. Questi spinge Fetonte a dimostrare la sua divina discendenza. Ottenute le rassicurazione della madre, Fetonte si mette in viaggio verso l’estremo Est per incontrare il padre, dal quale ottiene la promessa di aiutarlo a dirimere la questione.
Fetonte chiede ad Apollo di guidare il carro del sole per un giorno, pur consapevole di non avere l’esperienza necessaria a domare i cavalli del carro. Messosi alla guida, dopo un po’ perde il controllo e si avvicina troppo alla Terra asciugando fiumi, bruciando le foreste, incendiando il suolo. Da questo suo passaggio ad alta temperatura si forma il deserto in Africa e la pelle nera degli Etiopi. La sua prova genera una serie di catastrofi di grande portata, al punto da far intervenire Zeus. Il dio dell’Olimpo gli scaglia un fulmine. Il giovane cade nel fiume Eridano e annega. La sua morte procura una grande disperazione alle sorelle Eliadiche che si trasformano in pioppi per il dolore e le loro lacrime divengono ambra.

Il mito parla di noi, del nostro modo di vivere sulla Terra caratterizzato dalla superbia antropocentrica e dalla cecità di procurare danni irreversibili al clima e all’ambiente. Ci appartiene, è nostro, purtroppo, incoscienti dei danni che procuriamo ogni giorno all’ambiente deliziandoci a guidare il carro dei desideri e dei piaceri.
Fetonte viveva un conflitto interiore: adorava il padre e desiderava la sua approvazione, ma voleva anche dimostrare al mondo intero che nelle sue vene scorreva il sangue divino. Il carro del Sole era il simbolo del potere divino e guidarlo significava controllare il giorno e la notte. Apollo era consapevole delle difficoltà di guida e cercò di persuadere Fetonte dall’astenersi. I cavalli inquieti si accorsero da subito delle mani inesperte di Fetonte. La situazione gli sfuggì di mano e i cavalli si spinsero vicino alla Terra distruggendo l’ordine cosmico. La caduta di Fetonte è il giusto prezzo della presunzione. La sua vicenda mette in guardia gli uomini contro i pericoli dell’ambizione e dell’egoismo, ma soprattutto invita a riflettere sull’importanza di non sottovalutare i limiti. Le conseguenze dell’agire umano nel desiderio di primeggiare deve indurre a riflettere sulle possibili conseguenze nefaste.
La trasformazione delle Eliadi in pioppi e la nascita dell’ambra rappresentano il dolore eterno che non ha mai fine e simboleggia la tragicità dell’esistenza umana.
Il mondo ignora i pericoli e le devastanti conseguenze che nel tempo si sommano. Nel privilegiare i profitti e le ambizioni economiche non si pone nessun limite e arretramento su abitudini distorte dalla realtà. Fetonte è arrogante, superbo e strafottente, come lo siamo tutti, poiché è difficile sottrarsi all’idea di poter primeggiare, anche quando le condizioni non lo permettono. Il Sole non splende tutto il giorno, deve dar luogo alla notte e passare le consegne alla Luna: il ciclo è inevitabilmente imposto a garantire l’ordine cosmico che nei suoi limiti temporali garantisce l’esistenza delle cose finite e infinite. Nel sopraffare i limiti si oltrepassano le giuste misure delle concessioni che le divinità concedono agli uomini per rimanere nei giusti confini della prudenza e della moderazione.
28/03/2025
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