Nessun problema ha soluzione, così almeno pare, così almeno si vuole far passare. Nessuno di noi scioglie il nodo gordiano; desistiamo, rimandiamo, ripensiamo. Risolviamo bruscamente i problemi perché siamo stanchi di pensare, per paura di trarre conclusioni, ma soprattutto per la necessità assurda di trovare un appoggio per tornare alla vita. Poiché non si possono mai conoscere tutti gli elementi di un problema, stante il fatto che ogni problema a sua volta si dirama in labirinti di problemi, azzardiamo coperture ipocrite e false di risoluzione. Per arrivare alla verità ci manca sempre qualcosa. Siamo abituati a vedere gli altri come entità fisiche e a causa dell’effetto che destiamo negli occhi degli altri abbiamo una vaga consapevolezza di noi stessi, che infine diventa un problema per noi e per gli altri. Sarebbe necessario per eliminare il problema uno specchio che ci tiri fuori da noi stessi. Una magia impossibile. Ecco, perché siamo estranei alla nostra coscienza. Viviamo per lo stesso miracolo con cui vivono le api, le quali costituiscono al pari delle formiche società più organizzate di qualsiasi nazione. La nostra coscienza è delimitata da un perimetro frastagliato e pericoloso, dove si può arrivare al baratro in un batter d’occhio.

Viviamo perché siamo chiamati – nostro malgrado – a vivere. Per capire qualcosa ci dobbiamo distruggere con il pensiero. Gli eccessivi dettagli che riscontriamo non conducono a niente: una mistificazione della realtà per acquietarci, momentaneamente. Siamo come gli angeli scacciati che per continuare a vivere devono forzosamente scegliere la maledizione, con scarsa o abbondante appagamento. Nel nostro agire non conosciamo gli eventuali danni che arrecheremo agli altri e a noi stessi. Come si può conoscere il male che possiamo causare quando si fa un’elemosina? Aiutando gli altri compiamo un capriccio del nostro temperamento e non abbiamo questo diritto di rendere gli altri vittime dei nostri capricci. I benefici sono cose che si impongono ed eludono la coscienza. Se cadiamo ammalati ciò che ci pesa è obbligare qualcuno a curarci. Obbligare! La sincerità dei sinceri è detestabile, affinata com’è alla pretesa di dare per avere, di ottenere per risolvere, di ricevere per non dare. Così dunque appare irrisolvibile ogni cosa, desiderio, progetto. Tutto si evolve in problema e il problema è la negazione della verità che tanto ricerchiamo per persuadere gli altri. Come cani randagi viviamo di espedienti e rammendiamo esigenze quotidiane nel primo atto della nostra tragedia, la vita, il secondo si concluderà con la morte. E ridiamo sempre a spese degli altri. E siamo indifferenti a ciò che non ci riguarda. Eppure, sappiamo sputare così belle parole per rimorchiare – come fanno le prostitute – consensi. Siamo noi il vero problema del mondo.
16/10/2023
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LIBRO > Dialogo tra un poeta e un filosofo