L’Italia c’è. C’è una bandiera che sventola per il cuore di tutti gli italiani. Ed io continuo a volere bene alla mia patria e alla bandiera, convinto  che oggi se mi è concesso di averla fra le mani è essenzialmente merito di tutti gli italiani che 150 anni fa hanno inteso battersi e morire per la libertà. Non è cosa da poco! Cantiamo l’inno con la bandiera nel cuore, fieri di essere italiani. In fondo ora a noi la storia ci chiede di onorare senza retorica gli uomini che hanno creduto e combattuto per L’Italia. Facciamolo dunque con semplicità, scoprendo e riaffermando la nostra identità con il passato e il presente, evitando sterili e inopportune strumentalizzazioni. Dedichiamo un minuto al nostro inno e magari proviamo ad insegnarlo ai nostri figli; proviamo anche a raccontargli la storia affinché essi comprendano il valore del sangue versato dai combattenti. Facciamo in modo che la liturgia dell’anniversario non ci prenda la mano per spettacolarizzare un evento che chiede soltanto di essere ricordato nel migliore dei modi: con il cuore.

IL MIO PAESE È L’ITALIA

Più i giorni s’allontanano dispersi
e più ritornano nel cuore dei poeti.
Là i campi di Polonia, la piana dì Kutno
con le colline di cadaveri che bruciano
in nuvole di nafta, là i reticolati
per la quarantena d’Israele,
il sangue tra i rifiuti, l’esantema torrido,
le catene di poveri già morti da gran tempo
e fulminati sulle fosse aperte dalle loro mani,
là Buchenwald, la mite selva di faggi,
i suoi forni maledetti; là Stalingrado,
e Minsk sugli acquitrini e la neve putrefatta.
I poeti non dimenticano. Oh la folla dei vili,
dei vinti, dei perdonati dalla misericordia!
Tutto si travolge, ma i morti non si vendono.
Il mio paese è l’Italia, o nemico più straniero,
e io canto il suo popolo, e anche il pianto
coperto dal rumore del suo mare,
il limpido lutto delle madri, canto la sua vita.

(Salvatore Quasimodo)
20/02/2011
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