Chi è il benpensante? Chi nelle opinioni o nell’atteggiamento etico non si allontana dalla tradizione o dalle norme generalmente accettate. Il dizionario Treccani fornisce una spiegazione più completa: «Chi segue un modo di pensare comunemente reputato il migliore o il più equilibrato; in genere la parola ha una connotazione polemica e lievemente spregiativa, riferita a persona che in politica, nella vita sociale o in genere nella cultura, mantiene un atteggiamento conservatore: il conformismo dei benpensanti». Luciano de Crescenzo: «Spesso mi sono chiesto se il ‘benpensante’ è anche uno che pensa. in realtà non pensa affatto, anche perché, a forza di pensarla come la pensano gli altri, gli si è atrofizzato il cervello. Più che ambire al titolo di dottore, ognuno cerchi di guadagnarsi almeno quello di egregio (da ex gregis, fuori dal gregge) e di pensare con il proprio cervello».

In effetti, il benpensante non pensa nulla, accumula e ordina nella propria mente le linee guida di una politica tendente all’omologazione, alla cristallizzazione del pensiero, all’immobilismo razionale. Grazia Deledda nel delineare l’indole del benpensante scrive che ad egli le condizioni fortunate e fortuite della vita tolsero l’occasione di pensare male. Un uomo fortunato che nell’agiatezza ha la comodità di ‘pensare bene’. I benpensanti si prostrano alla morale e ai costumi.

Come abbiamo dimostrato il termine avrebbe anche un attributo buono del pensare bene. Tuttavia, nella pratica la parola non esprime una qualità positiva. Il termine, ribaltando ironicamente il significato, fa riferimento alla condivisione acritica di un pensiero dominante con un linguaggio infarcito di luoghi comuni. Benpensante che potrebbe significare qualcosa di bello in riferimento a colui che pensa bene, diventa tragica quando è detta in modo spregevole. Dovrà essere ripensata nel suo specifico significato qualitativo, allorquando qualcosa di buono accadrà per l’uso che se ne vorrà fare in futuro.

23/08/2023

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