Quest’uomo dagli  improbabili congiuntivi, con il basco incollato alla testa, dai modi goffi e insicuri, con l’autobianchi bianchina, era lo specchio del ceto medio italiano,  per certi versi parassita e per altri vittima di un sistema sociale e politico volto a neutralizzare le aspettative di chiunque ne faccia parte.

Fantozzi viveva sulla propria pelle le incongruenze di una Italia sprecona, confusa e ingiusta: aveva il diploma ma guadagna poco; mortificato e sopraffatto dalle angherie del padrone; moglie e figlia tutt’altro che donne. Il massimo della sfiga che aveva solo una ragione plausibile: il posto fisso che consente di andare avanti nonostante le difficoltà dell’economia e della politica sociale. Neanche si azzardava a desiderare qualcosa, non può, non doveva.

Il suo era un destino  da perdente nella liturgia di una società che disdegnava riforme e nuove condizioni lavorative. Impiegato sull’altare del sacrificio per rendere grande il padrone, la ditta e i ricchi. Non si era mai compreso cosa producesse la sua ditta con tantissimi impiegati, megadirettori, supervisori, consiglieri privilegiati.  Cioccolatini, borse di lusso, oreficeria, indumenti intimi, abiti, scarpe, occhiali, biciclette, auto?

L’immagine, però, era perfetta dell’italiano alla ricerca della sistemazione: l’impiegato dietro la scrivania.

Che dire delle gare ciclistiche e di canottaggio, del cineforum sovietico, del cenone di capodanno –  nella squallida cantina di un palazzo –  con un falsa mezzanotte e del maestro Mario Canello? Ancora, il varo della nave a cura della contessa Serbelloni Mazzanti Vien dal Mare che trancia il dito di Monsignore…  Ē struggente la drammaticità comica del fornaio Cecco, di cui è innamorata la moglie di Fantozzi: Che ci dò lo sfilatino o tutto il filone? Per lei c’è sempre lo sfilatino speciale. Cecco era un orrendo butterato di 26 anni, con il culo molto basso e un alito agghiacciante tipo fogna di Calcutta. Lo zio di Cecco: Ma tu chi sei? Sono il ragioniere Fantozzi, marito della signora Pina… Fantozzi. Ahò, questo è quello delle settecento mila lire di debito… Ma che ce farai con tutto sto pane?  Qui  l’apoteosi dello scherno. Fa tenerezza quando il ragioniere chiede a Cecco: Ma lei allora non la porta via? e pronuncia sommessamente un ‘grazie’. Allora, lei è testimone (rivolto allo zio di Cecco), non se la porta via. La risposta è lapidaria: Ma che cazzo stai a dì… Checco: esci la foto del mostro, fai passare una bella serata a questa gente, non si divertono mai. La foto è la sintesi della disgrazia, l’apoteosi della schifezza. Fantozzi in un lampo di dignità: Sapete cosa vi dico? Voi di donne non capite proprio niente.

Fantozzi non obbediva a nessuna ideologia, non comprendeva la politica, non inseguiva una rivoluzione, non si ribellava, non malediceva, non andava in chiesa, non aveva santi protettori, perché comprendeva che era inutile ribellarsi, lottare e ricorrere alle manifestazioni di piazza. L’unica reazione: l’esternazione di ‘una cagata pazzesca’ volta contro il film di Ejzenštejn. Uunico momento di gloria e di riscatto, all’interno di una ditta, la più subdola e terrificante istituzione di una società coniugata nella ripartizione semplice, ma conveniente per pochi, fra ricchi e operai/impiegati subordinati alle regole ferree del lavoro e ai capricci dell’ing. Lup.Mann. L’Italia piccola e fantasiosa sognava su u letto soffice di chiodi, mentre si profilavano all’orizzonte momenti drammatici e sconvolgenti per la vita politica e sociale: terrorismo, mafia, corruzione, antipolitica, malasanità. Lui aveva anticipato tutto in quello specchio che ancora oggi è integro.

22/04/2025

(Visited 76 times, 1 visits today)