Li hanno torturati, umiliati, sbeffeggiati in nome di una verità che neanche coloro che la proclamavano la conoscevano. Li hanno condannati al rogo per eresia, secondo il loro modo d’intendere. Uomini bruciati, arsi vivi non per tutelare la parola di Dio bensì il potere di una casta religiosa che del bene e del sorriso dell’uomo non ne importava nulla. Martiri della filosofia, un elenco che fa rabbrividire, ecco la prova da Wikipedia: Lista di persone giustiziate per eresia.

Quanti errori e quante sentenze inappellabili e ingiuste, era più facile appiccare fuochi che considerare la giustizia divina nella sua pienezza e misericordia. Storie di fuochi e strane sentenze di eresia: un libro infinito di pagine di cenere e di disprezzo per l’uomo che non intendeva assoggettarsi e immaginava Dio come poteva essere.

Anche un gallo finì sul rogo. Una storia incredibile del tribunale della città di Basilea che nel 1476, altre fonti indicano il 1474, processò e condannò al rogo un gallo colpevole di aver deposto un uovo contro le leggi della natura, perché considerato diavolo sotto mentite spoglie, ovviamente fu dato alle fiamme anche l’uovo. Una stranezza della natura, se vogliamo dal sapore quasi diabolico che comunque con il diavolo non ha nulla a che fare, piuttosto un’aberrazione di un fenomeno naturale. Ma in quei tempi considerare siffatte ‘stranezze’ opere di streghe e del demonio era una pratica che nell’esercizio dell’imposizione del potere tramite il Tribunale della Santa (?) Inquisizione almeno nelle intenzione era un sistema per mettere a posto ogni cosa e rimaneggiare e infuocare di eresie ipotesi e concetti teologici nonché dogmi che comunque necessitavano di una revisione o quanto meno di una migliore interpretazione chiarificatrice in linea con la libertà di pensiero anche scientifico. Ma era come chiedere a un lupo di cinguettare, gli inquisitori belli paffuti con le vesti larghe e tracotanti di presunzione con i crocifissi in bella mostra sotto mentite spoglie, appunto, erano loro a servire il demonio.

C’è da chiedersi: nel processo chi avrà sostenuto la difesa del povero gallo? semmai l’avesse avuta. E come avrà fatto l’inquisitore nell’allestire l’incidente probatorio? Il gallo non avrà capito un bel niente; avrebbe voluto continuare a dare la sveglia, farsi un pollaio con tante galline, per poi finire sulla tavola di un contadino. Ma se almeno avesse avuto l’accortezza di nascondere il frutto del concepimento, invece no, l’orgoglio di avere fatto qualcosa di eccezionale gli fu fatale. Rimane dunque la memoria di una morte decisa e attuata per volontà di Dio trasmessa indegnamente agli uomini di poca  volontà.

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