Il virus quatto quatto è entrato nella nostra vita ponendosi come attore principale di essa, senza sconti, con il solo intento di fare il proprio bene, adattandosi, mutandosi nel nostro sistema biologico. Ciò che, in ogni momento, viene detto, proclamato, urlato, certificato dal governo e dagli esperti non ha nessun valore, stanti le conseguenze già in atto. Alla gente comune interessa una soluzione del problema, le questioni prettamente scientifiche, economiche e sociologiche servono solo a fare ornamento a un sistema discorsivo fortemente corrotto dal linguaggio. Interessa la cura e come salvare l’economia, come ripristinare le condizioni prima dell’avvento del virus. L’ignoranza che si spande dappertutto dimostra la comprensione erronea che si è data alla pandemia. Il continuo ricorso a forme totalitarie di linguaggio ha creato confusione e contestualmente l’idea di un agire sbagliato. Lo scienziato che pensa di essere capace di andare dappertutto, di traversare tutto, di trovare risposte a tutto, facendo esperienza in ogni ‘luogo’ della disciplina che vanta di saper ‘guidare’ non rassicura. Allora, la domanda è: quali mezzi abbiamo per combattere il virus?  Certamente, non va combattuto negli studi televisivi dove scienziati e incompetenti si rincorrono in disquisizioni improprie, ma nei laboratori, nei centri di ricerca, lavorando e studiando. È stato creato non un dubbio ma un labirinto di dubbi. Dov’è l’autonomia del pensiero che mira alla verità? Può la democrazia accedere all’autonomia? No! La democrazia non può conoscere altra verità che il consenso, e su di esso edifica e codifica le strabilianti promesse di salvezza. Chi si oppone alla forza delle opinioni e al numero, alla verità dell’opinione? L’eterno conflitto che non si dissolve, che rimane istituzionalizzato, quasi a definire ciò che veramente è il mondo.  Siamo senza via d’uscita: manca il coraggio di opporsi, non c’è la fede nella verità, molti camaleonti e sciacalli che si nutrono di sciacalli. Ma è in gioco la nostra vita? Anche su questa domanda non si è d’accordo. Eppure incombe una necessità di risposta. Il potere di tutti confluisce nel limbo della discussione della democrazia, che esclude e include, taglia e cuce maldestramente tutte le scelte tranne l’unica decisa, che non è mai unanime, di tutti, è di una parte, di un singolo, di uno schieramento. Allora non è democratica. È qualcos’altro! Il potere non è altro che un computo di forze di potere che si assommano e si rafforzano nelle mani di pochi. Il potere annulla la vocazione della democrazia, distrugge il principio della maggioranza quando viene applicato. Seppure la democrazia – almeno in apparenza – è costitutiva di ripartizioni di potere per garantire equità e giustizia sociale, nella pratica assolve il compito dell’imposizione che accontenta tutti e nessuno. Tutto quello che sta accadendo oggi nella nostra società ne è la prova evidente delle strutture asfittiche della democrazia. Allora, viene meno il principio della decisone per l’individuo, prima e senza che gli individui l’abbiamo ancora decisa. La decisione per l’individuo, quale valore irrinunciabile e primo, che precede e fonda ogni possibilità di decisione autonoma comune. Questa è l’unica scelta che è in verità un presupposto, soddisfa l’autonomia del potere e al tempo stesso è di tutti. Il potere non deve poter essere trasmesso per privilegio (semplificando, si può fare ricorso al modo in cui avvengono le elezioni dei rappresentanti del parlamento, che avvengono in un clima di esasperazione di forme di linguaggio che travestono gli interessi dei candidati), ma esclusivamente e successivamente meritato. La democrazia deve neutralizzare il peso politico di ogni altra differenza sociale legittima, quelle illegittime deve annientarle. Devono essere tenute costantemente sotto osservazione le devianze della democrazia: corruzione e prepotenza. La politica esige etica. Cos’è la legge se non la morale minima pubblica, per tutti vincolante.

Il virus ha messo a nudo l’incompetenza di una classe politica e il disordine che regna nelle istituzioni che fanno fatica non a parlarsi fra loro ma a comprendersi.

Dobbiamo ringraziare il virus per avere aperto gli occhi, se non a tutti, almeno alla maggior parte delle persone?

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