Chi non ha mai frequentato i poeti ignora che cosa siano la irresponsabilità e la sciatteria mentale. Ogni volta che si sta con loro, si prova la sensazione che tutto sia lecito. Poiché non hanno da render conto a nessuno (se non a se stessi), non vanno – né vogliono andare – da nessuna parte. Capirli è una grande maledizione, perché ci insegnano a non aver più niente da perdere.

Rivolgendosi a qualcuno, cioè Dio, i santi limitano fatalmente il loro genio poetico. L’indefinito della poesia è fatto per l’appuntamento di brividi sacri senza Dio. Se i santi avessero saputo quanto avrebbe perso il loro lirismo a causa dell’intrusione della Divinità, avrebbero rinunciato alla santità e sarebbero diventati dei poeti. La santità conosce soltanto la libertà in Dio. Ma i mortali non si lasciano possedere che dall’impudicizia poetica.

(E.M. Cioran, Lacrime e Santi, Adelphi, 2009, pp. 38-39)

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