Provare che ho ragione significherebbe riconoscere che posso avere torto.

(Pierre-Augustin Caron de Beaumarchais, Il matrimonio di Figaro, 1778/84)

Riconoscere di avere torto significa avere la consapevolezza di non avere agito bene, calpestando o umiliando un altro uomo. L’orgoglio è il peggiore nemico della giustezza delle cose umane e farne a meno  si darebbe prova di moralità, coerenza e ubbidienza verso i principi della coscienza.

Non va bene la frase <Che ho fatto di male?> che è già un’ammissione di colpa, nonostante nel suo significato vuole dire che non si è fatto nulla di cui pentirsi. Avere torto qualche volta fa bene, attua un meccanismo di ripensamento delle azioni e delle modalità di comportamento, inoltre completa il segmento della ragione di cui non se n’è fatta  uso.

Ammettere di avere ragione per mettere in discussione la ragionevolezza di avere torto è segno di saggezza e di maturità. Coloro che non sbagliano mai sono ipocriti e falsi.

Sezionare la ragione per non perdersi nei labirinti delle false certezze e considerare la probabilità dell’errata interpretazione e non tentare con ogni mezzo di invalidare con la dialettica le ragioni dell’interlocutore con cui si dibatte, preferendo  metterlo in contraddizione per far passare lui dalla parte del torto.  Schopenhauer per tali ragioni  contesta ad Aristotele l’errore di non avere definito nettamente la differenza tra logica e dialettica, sostenendo che la dialettica ha lo scopo di disputare che quello di ricercare la verità. E allora dichiarare di avere torto non deve intendersi come una colpa, piuttosto una disponibilità al confronto e al dialogo per capire meglio qualcosa che riguarda la verità, che non è mai definita, completa e assoluta ma frammentaria, solubile in mille altre verità, affetta da metastasi di presunzione, condita da pregiudizi, imposizioni psicologiche e religiose, madre di menzogne.

Avere torto per tentare di avere una ragione per aver gracchiato concetti, agito con obesità di principi, scritto, diffuso, pubblicato, inesattezze, imprecisioni, idee contorte, proclami e orazioni da condurre se non al fanatismo almeno alla mala fede.

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