Da gettati nel mondo a gettati nel nulla. Mentre credevamo di essere forti, in verità eravamo vulnerabili. Adesso vediamo crescere su di noi la curva, oltre a quella dei contagi, dell’assenza del mondo. Ci manca il mondo. Nulla sarà più come prima. Convinciamoci. Responsabilizziamoci. Rendiamoci consapevoli di essere parte di un mondo scomparso in confini nuovi e infiniti. Questa consapevolezza dovrà consentirci di liberarci dai pregiudizi, delle nostre particolarità, del nostro modo di essere eccessivi nelle abitudini per tentare di ritrovare il mondo, la nostra casa. Come ritrovarlo? Con intelligenza e lungimiranza. Ma non basta. Una cura antibiotica di umiltà per ripristinare il nostro sistema batteriologico minato e forzato da sentimenti non appropriati al vivere sociale. Rimboccarsi le maniche per sudare serietà, competenza e voglia di fare per gli ‘altri’. La politica ammicca e non sa proporre soluzioni, troppo impegnata a sostenersi inutilmente negli alambicchi delle formule di governo per sopravvivere. Intanto la gente è diffusa negli affanni quotidiani, imbrigliata nella burocrazia, sofferente in finanze, confusa, orfana di una guida, scollegata ad un luogo e a un supporto specifici per dare un significato preciso e di concretezza ad un’esistenza che chiede incessantemente ogni giorno di essere rivista ma soprattutto ripensata. La versatilità del pensiero, anzi del pensatore, nel senso di colui che pensa anche per gli altri, preoccupandosi di osservare e capire, non ha, al momento, una certa maturazione rispetto al processo evolutivo che caratterizza la realtà.

Troppe norme inficiano l’educazione civica, allorquando l’educazione non è dispensata con criterio di oggettività e in linea con la salute pubblica. La sfrontatezza e l’arroganza sono il segno inequivocabile che non si è fatto bene il proprio dovere sia nel ristretto ambito familiare che in quello scolastico e sociale. La condotta di pochi, ma diciamolo pure, di molti è deplorevole, ma soprattutto fuori dai canoni minimi della decenza. Lo spirito della norma è desacralizzato e riformato sulle esigenze egoistiche personali, con ricadute devastanti sulla struttura sociale. Il mondo è perso poiché abbiamo smesso di praticare la scuola della vita, quando basterebbe riconoscere, onestamente, che al di sopra di ognuno di noi aleggia sempre quella sorta di diritto naturale, che penetra anche la nostra coscienza.

Troppi eccessi di vita ci hanno fatto perdere il senso delle cose, alterando le misure, allungandole sino all’estremo per estenderci infine sulle nostre ombre di logiche fuorvianti del buon senso.

Abbiamo smarrito il mondo, non solo, abbiamo smarrito anche noi stessi.

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