Il libro raccoglie proverbi, modi di dire, superstizioni e locuzioni che appartengono alla cultura orale salentina, preservando un patrimonio che rischia di andare perso con le generazioni. È un lavoro di valore etnografico e antropologico che rafforza la memoria collettiva della comunità.
1. Dialetto come identità e resistenza culturale
Nel testo il dialetto non è presentato come oggetto nostalgico, ma come espressione viva di identità. Ria lo interpreta come un atto di resistenza: usare e studiare il dialetto significa difendere la pluralità culturale, contrastare l’omologazione linguistica e rafforzare il senso di appartenenza.
2. Legame con storia e territorio
Il libro connette il dialetto con le influenze storiche (greche, latine, normanne, spagnole) che hanno plasmato la parlata salentina. Le forme linguistiche diventano porte per comprendere la storia e la cultura della regione. In questo modo, Ria ricostruisce il rapporto tra lingua, territorio e popolo.
3. Risorsa per studiosi e appassionati
L’opera si rivolge non solo ai parlanti del Salento, ma a studiosi di folklore, antropologia linguistica e lettori interessati alla cultura popolare. Offre strumenti utili per chi desidera approfondire le radici culturali e linguistiche della regione.
4. Voce autonoma e critica rispetto alla tradizione accademica
Pur partendo dal grande Vocabolario di Gerhard Rohlfs, Ria sceglie un’impostazione autonoma, più snella ma profonda. Non vuole competere con l’opera monumentale di Rohlfs, piuttosto offrire una prospettiva intimamente legata alla società contemporanea salentina, con uno sguardo critico e sociale.


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