Il treno della Ferrovie Sud Est non è il massimo del comfort, sgangherato e lento com’è. Un serpente malandato che striscia sul suolo ferrato fra alberi d’ulivo, fichi, stazioni cubiche, zolle di terra rossicce, furneddhi di pietre brizzolate.

Foto di Alberto Sabato
Foto di Alberto Sabato

Il treno va sulle comode fantasie del viaggiatore. Taglia come un coltello a fette il paesaggio.

Pochi viaggiatori: una donna con bambino, alcuni studenti che si spellano le dita inviando sms, un vecchio pensieroso, pochi operai in apprensione del divenire.

I pali dell’energia elettrica fuggono e il caldo rumore della locomotiva impone agli occhi attenzione per una bellezza che a tratti sopravvive a stento.

Ogni tanto ci si guarda in volto: sono sguardi rassicuranti per comprendere nulla di particolare; non è impossibile conversare ma si è in attesa di un pretesto per poter attaccare.

Dal finestrino le immagini dei luoghi si susseguono nell’indifferenza della memoria, eppure sono suggestive e potrebbero suggerire una scorciatoia per eliminare ansie e irritazioni di vita. Una giovane donna legge un libro, non s’intravede il titolo e la curiosità di conoscerlo è tanta.

Ci vorrebbe però un libro da venerare e consacrare a questo viaggio, un’idea da collocare in un incontro fortuito con un libro da scrivere per potersi congiungere con altri, liberi in un infinito percorso di binari che non s’incontrano e non si finiscono. Un libro totale, borgesiano, per una biblioteca del treno, con libri antichi e nuovi da scrivere e riscrivere con mille diverse scritture di autori forestieri.

Sul treno la scrittura tira un sospiro di sollievo, è mobile, senza schemi di obbedienza, ma con serene formule di fantasia. C’è tutto il tempo per ascoltarsi e ascoltare negli intermezzi della malinconia della sapienza.

Non ci si può disinteressarsi della levata del sole nelle prime ore del mattino: uno spettacolo per pochi, che sanno apprezzano il miracolo del suo ritorno in alto. Il sole è umile… consapevole di dover poi ad una certa ora discendere; qualche volta abbraccia le nuvole stringendole a sé, le illumina ai bordi quanto basta per renderle graziose.

Il treno va, dritto, curvilineo, come un signore di altri tempi, generoso e galantuomo. Va! Nonostante il Tempo. Giunge e riparte come un gioco per bambini.

(Pubblicato in Fondazione Terra d’Otranto, il 18 settembre 2013)

(Visited 5 times, 1 visits today)