Con il dialetto i nostri modi di dire riecheggiano all’istante saggezza e umorismo al contempo. Il nostro vanne e dinne none ha il suo corrispondente in dialetto romanesco sti cazzi. C’è bisogno di aggiungere altro? Il dialetto semplifica ai minimi termini il registro linguistico, rendendolo nell’immediato fruibile e comprensibile. Saggezza popolare, quella vera, che non si compone di artifici letterari e accademici. Semplice ma con la sua forza dirompente. Asciutta.

La frase in questione nel mio piccolo paese del Salento indica che non c’è da essere contrariati ma in modo ironico, un modo linguistico di sfottò in uso molti anni fa, ora le nuove generazioni non lo ‘praticano’, non fa parte del loro modo ‘volgare’ di esprimersi.

Dunque, vanne e dinne none per contestualizzarne anche la ragione di questo mio breve scritto che lo riporta in lingua, potrebbe essere ricondotto a tutte le chiacchiere e smancerie che girano dappertutto, in ogni luogo e in ogni ora. Personaggi minimi che s’innalzano come piramidi di superbia nel dire e nel fare cose che effettivamente non hanno mai fatto. Vanne e dinne none a tutti coloro che nella negazione del caso e dei fatti rappresentano scellerate deduzioni. Ancora, a tutti coloro che si mostrano giganti e non conoscono il sistema metrico decimale. A qualcuno che ha uno spinoso rapporto esistenziale, a qualcun altro che ha posizioni critiche nei confronti del senso comune.

Vanne e dinne none mi piace metterlo in rilievo; dedicarlo alla nostra società, ai politici, agli scrittori, poeti e letterati, scienziati, virologi, esperti per le strabilianti teorie falsificate e pertanto sempre provvisorie e congetturali. Già, perché in fondo vanne e dinne none mette in luce la concezione falsicazionista degli insipienti e dei bugiardi. Speriamo che quanto prima si giunga a dire vanne e dinne sine…

 

 

 

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