Tutto il mondo è un infinito sistema di incoscienze che operano attraverso coscienze individuali. Così va la vita tra sentieri di finzione e valli di inquietudine. Rimane la fatica del fare, del dire, dell’inganno. Felice colui che non pensa poiché riesce ad essere tutto ciò che gli altri con fatica devono essere. Felice colui che non prova fatica nel pensiero dell’immaginazione e delle carte pregiate dei filosofi. Felice colui che è stolto e non conosce il ritorno di sé stesso. Felice colui che è un mito di passaggio. Felice  colui che della persistenza istintiva della vita attraversa l’apparenza dell’intelligenza, e se ne richiama fuori. L’incoscienza non ha maschera. Dalla nascita alla morte, l’uomo vive servo della stessa esteriorità che hanno gli animali. Per tutta la vita non vive. Vegeta come albero in un giardino insignificante di frutti e sapori. Beato colui che rincorre la divagazione: storia comune di tutti. Tutto il mondo, tutti gli uomini, tutte le cose simboleggiano l’assurdità, tutto il nulla. Cosa direbbero le piante se sapessero che godono dell’acqua e del sole? Cosa direbbero gli animali dei loro piaceri? Cosa direbbero i ladri dell’ebbrezza del furto? Cosa racconterebbero i muti delle parole? Cosa vorrebbero vedere in assoluto i ciechi? Cosa direbbe il passero della briciola che imbecca?

Tutto il mondo è un sistema mnemonico di cose già fatte, già dette, già interpretate. Il mondo è in un libro di morti e feriti. Gli ideali appartengono alle comari del cortile. Le bizzoche si nutrono di pater noster in chiese sconsacrate. Gli imbecilli ridono e comandano. Tutto il mondo è nel luogo  dell’incoscienza. Quale mondo è utile e quale ideale è proficuo? Nessun mondo!

09/01/2025

 

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