Un tempo andava dolce il Tempo dell’orologio del campanile. Scaldava le ore e ne concedeva utilizzo alla gente. Tempo tracciabile, fruibile e generoso. Adesso è immobile: segna le ore 12 e 30. Il solito chiacchiericcio si perpetua – ogni mattina durante il rito della tazza di caffè – per dare colpe a destra e a manca. Il Tempo è incazzato? oppure è inadempiente l’operaio delle ore, ovvero colui che dà energia alla grande ruota del Tempo? La piazza è orfana del Tempo. Tuglie non ha il suo Tempo, le sue ore, i suoi minuti. Non c’è il luogo delle ore per dare sensazione alle origini e all’appartenenza.
L’orologio del campanile è l’orologio delle bugie, poiché ha delimitato l’infinità del Tempo, riconducendolo alle ore 12 e 30. Una modifica inessenziale e forse volontaria? Perché? Forse qualcuno è stanco del Tempo e delle sue ramificazioni, come nel giardino dei sentieri di Borges, che creano diversi futuri, diversi tempi, e che a loro volta proliferano e si biforcano? Forse la rete crescente e vertiginosa di tempi divergenti, convergenti e paralleli che si accostano, si biforcano, si tagliano o s’ignorano per secoli dà fastidio a qualcuno? Il sagrestano parli! Non concluda il suo tempo nelle angherie degli stolti. L’uomo con il cappello non può più sollevare il capo e guardare l’orologio.
Nella piazza l’inganno del Tempo è servito. Volutamente si è posto una distanza maggiore che intercorre tra apparenza e realtà. Falsità e finzione per quali profitti? La menzogna di fatto è che il Tempo a Tuglie non serve. Il sagrestano dica, pronunci e significhi una narrazione della verità, oppure inventi qualcosa talmente bella da fare addormentare sereni gli abitanti.
Chi è il Giuda del Tempo?