Chi lo fa lo sa benissimo. Cosa? Mappare il tempo. Appena sono messe a punto le cose,  i fatti non hanno più valore, perché nel frattempo è già accaduto qualcosa che proietta il tempo nel passato. Perché mapparlo? Il tempo non dà tempo di osservarlo e concluderlo in una vita di memoria. Così strano e indicibile, sospettoso,  divertente e capriccioso, bugiardo, fresco come il vento di primavera, soffocante come lo scirocco, più che raccogliere disperde. Non concede tempo né a se stesso né agli uomini, divora e ingoia nelle sue viscere la storia degli uomini, si liquefa nell’acido della dimenticanza.

Il tempo, questo nostro compagno che si consuma a tratti veloce e ad altri debole, non ci risparmia della sua economia, avaro com’è di ulteriore spazio di tempo. Implacabile. Teorema di illusioni. Dispendio di vite, di miserie e di sofferenza. Nelle lancette dell’orologio gioca con gli uomini, illudendoli e ingannandoli di secondi di tempo. Come il vento soffia sui granelli di sabbia per disperderli e non riconoscerli più, non ne fa un mucchio di eternità, ma una torre di indiscutibile lunghezza di spazio in un universo che non accetta di riconoscerlo. Nessuna identità. Soltanto ipotesi di uno scorrere, che si lascia facilmente misurare dagli uomini stolti, pensando di poterlo gestire.

Il tempo siamo noi, gli altri, la storia, la vita, l’universo, il mondo. Come potrebbe dunque concedersi alla nudità della misura e catalogazione degli eventi? Tace e nel suo tacere eterno è già voce di angoscia, preghiera di ricompensa, dolore di miseria, gioia di illusione, dialogo. Conviene pensarlo sempre con riserva e con diritto di vendita, potrebbe in alcuni casi essere insostenibile.

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