Bugie per tutti: confezionate con cura e dovizia di particolari pronte all’uso. Il bugiardo non ha rivali. È geniale.  Lo cercano e lo adulano, sì poiché adulare la bugia è più conveniente e redditizia. La verità è scomoda non dà effetti immediati, ma soprattutto è noiosa. La bugia è profumo di persuasione che ammalia, s’insinua nella mente e ne comanda la ragione, colpisce il sentimento rendendolo artefatto e improprio.

Un cerchio vizioso con al centro la verità e tutt’intorno la bugia che  sferra  attacchi costanti e continui per dominarla e tacitarla. Un gioco. Una storia che non ha mai un inizio né una fine:  l’estensione di un sogno che si tiene in vita attraverso l’uso della bugia che dà momentanei segni di benessere interiore, momenti di implosione seguiti da momenti di esplosione emozionale che frantumano l’identità dell’individuo con conseguenze rilevanti dal punto di vista psicologico.

Le bugie utilitaristiche, cortesi o pietose che siano, in alcuni momenti aiutano e permettono alle persone di sopravvivere in situazioni imbarazzanti o particolarmente difficili. In fondo la bugia è da considerarsi come un meccanismo filtrante per selezionare la realtà, eliminando le scorie che darebbero fastidio alla coscienza e farne arrivare ad essa solo una parte. La bugia protegge l’individuo da informazioni fastidiose e disturbanti, che la mente cancella o seppellisce nell’inconscio, impedendone e inficiandone la consapevolezza.

La bugia non è mai fine a se stessa, ma è un comportamento strategico. Il giovane che non racconta ai genitori cosa fa davvero la sera con gli amici mette in atto una strategia. Invero mente per difendere la lealtà nei confronti dei componenti del suo gruppo. È a questo punto è evidente come in alcuni casi l’alternativa tra mentire o dire la verità comporta la scelta dei soggetti da ingannare e di quelli con cui essere sinceri. Dire la verità significa scoprirsi, rivelarsi: come andare in giro nudi. La verità è assoggettata agli usi e costumi della società, per cui non sempre è opportuno raccontarla almeno in determinati contesti, ad esempio, nell’ambito della mafia l’omertà è un comportamento legittimo, socialmente approvato e incoraggiato come se fosse un sostegno forte alla sopravvivenza e alla capacità di interagire con il tessuto sociale.

La verità è dunque un valore teorico, di cui si fa bene parlarne ma poi per tanti motivi conviene distanziarsene? In effetti essere leali non significa dire sempre la verità in ogni circostanza. Avere un segreto è anche la dimostrazione di una prova di indipendenza e maturità. Una verità urlata e sbattuta in faccia in modo brutale potrebbe essere un gesto aggressivo, attuato con l’intento preciso di ferire, umiliare.

Qualche volta è necessaria al fine di delimitare ulteriori dolori e sofferenze. Ovviamente il buon senso dovrà portare a non abusarne.

L’autoinganno è un derivato della bugia: un baratto con il quale si accetta una diminuzione dell’attenzione in cambio del sollievo dall’ansia. Non si vuole vedere la realtà, ignorare i problemi per non risolverli. Un atteggiamento che presuppone la mancanza di consapevolezza, o – se si può dire – una parte cieca della mente che impedisce di vedere la realtà.

Esiste, quindi, un valore ottimale da considerare per non far diventare la sincerità e l’inganno una esasperante conflittualità interiore. Tra i due poli  c’è una via di mezzo che esclude l’atteggiamento compulsivo alla bugia e la prevalenza e necessaria condizione di dire la verità. Un sistema che richiede un equilibrio per non destabilizzare la coscienza e tenere sempre in allerta la capacità individuale di sapere osservare la realtà senza correre il rischio di essere sopraffatti dalla paura di raccontare fatti e non sogni. La bugia è una cattiva traduzione della verità.

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