Non c’è tramonto così bello che non potrebbe essere più bello. Non c’è luna piena che non potrebbe essere più suggestiva. Si contemplano le cose in egual modo, facendo descrizioni e analisi che in un momento si trasformeranno in cose estranee. Ogni opera è imperfetta, seppure si possiedono concetti di valore che si applicano all’opera da eseguire. La produzione certamente è una distrazione del destino, come il prigioniero che segna i giorni sul muro della prigione, o come la giovine che ricama merletti. L’opera costringe sempre ad un rinvio, ad un altro da fare, da perseguire. Non c’è una consolazione per tutto: per gli sbagli, per la delusione, per il sacrificio. Ognuno è abbandonato a sé stesso. Gli uomini si ignorano vivendo di sé stessi, diminuiti, e senza speranza, privi dell’oggi che ignorano e del futuro che non conoscono. L’opera è nobiltà della realizzazione. Imperfetta ha il sapore dell’umanità. Perfetta è sublime, ma non appartiene agli uomini.

La vita sarebbe insopportabile se ne si prende coscienza. Difatti, non si fa. Ci si distrae nelle opere che non saranno né buone né cattive. Fatte per necessità o per distrazione. La storia comune delle vite comuni degli uomini è un tracciato di impulsi di convivenza degli altrui circostanze esterne e ne è una prova l’ammontare del sentire comune che ogni giorno si eleva nella superficialità del nulla. Nel nulla si materializzano le opere dell’imperfezione. Il cielo ha gli occhi di Dio; quel dio che si sono inventati per darsi protezione e supplizi di perdoni. Quel cielo reso impuro dalle opere è inevitabilmente luogo di disperazione e affanni. Chi alza gli occhi al cielo? Perché dovrebbe farlo? Quale cielo sarebbe utile?
La storia è la negazione della certezza. Ci sono momenti in cui tutto è (appare) normale con tratti brevi di suggestione e altri in cui tutto è (pare) sublime. I periodi di decadenza sono fertili di parole incoraggianti e di infinite speranze con lodi a Dio, e non esiste verità se non nel supporla e conformarla come tale. Tutto si mescola e s’incrocia in varianti ed erpetiche verità. Quanti nobili ideali spazzati via?
Sia allora per il bene di tutti ogni opera imperfetta nell’idea e nella produzione. Sarà l’imperfezione la giusta ricompensa che andrà sopportata come il semplice mal di denti. Ciò che è fuori dell’uomo è altro, che è il contrario. Non può la vita essere per i migliori un sogno che rifiuta i confronti. Dei sotterfugi l’uomo fa la sporca furbizia del senso della vita, il giusto nascondiglio per non scoprirsi ed operare con sollecitudine agli stimoli che gli provengono. Le opere valgono nella interpretazione, convertendole in narrazione, poiché vivere è soltanto essere vissuto.
13/01/2025
![]()