Improvvisamente don Chisciotte e Sancio scorsero trenta o quaranta mulini a vento che si trovano in quella pianura, e appena li vide, disse al suo scudiero: <la fortuna guida i nostri affari meglio di quanto avremmo potuto desiderare: guarda, amico Sancio, ecco là una trentina, o poco più, di giganti smisurati, con cui mi propongo di venire a battaglia e di ucciderli tutti. Con le loro spoglie cominceremo ad arricchirci, perché è buona guerra e perfetto servizio di Dio il levar dal mondo così cattiva semenza.>.

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Il buono e ingenuo Don Chisciotte pensa di poter debellare il male uccidendo i giganti smisurati che la sua follia vede nei mulini a vento. Il povero hidalgo trasfigura nella ragione la propria follia, consapevole di rendere un servigio all’umanità, convinto di essere nel giusto. Forse lo è davvero. Ma ci pensa il suo fedele scudiero Sancio a rimettere a posto le cose con il proprio buon senso e il proprio realismo. L’episodio della lotta contro i mulini a vento indica lo sforzo coraggioso ma inutile di chi vuole opporsi alla realtà per l’affermazione di ideali assurdi. Ma quanta malinconia ci restituisce Don Chisciotte, divenuto folle per la esagerata lettura di poemi cavallereschi. Sì, malinconia che nella comicità delle sue gesta ci ricorda il senso del sacrificio e l’impossibilità di definire i confini tra saggezza e follia e tra realtà e sogno.

Oggi non è cambiato nulla. L’uomo continua a combattere follemente le avversità della burocrazia e delle leggi vessatorie fiscali e sociali come Don Chisciotte, con la differenza che non c’è un Sancio che si contrappone alle fantasie di liberazione dei giganti smisurati con realismo e spirito pratico. Nell’immobilismo della realtà milioni di don Chisciotte organizzano battaglie già perse con un animale vecchio e malandato. Ma a quale dama o cavaliere il don Chisciotte del terzo millennio dedica le sue gesta? C’è una Dulcinea?

Chi è il Sancio moderno che non si esprime in termini ricercati e pomposi come l’hidalgo, ma usa parole semplici ed espressioni popolari?

E il malvagio mago Frestone, autore secondo il cavaliere del mutamento dei “veri” giganti in mulini a vento, nonché l’autore del furto della sua famosa biblioteca di romanzi cavallereschi, chi oggi meglio lo rappresenterebbe?

Davvero la gente è bassa e canaglia e le sentenze sono ingiuste e preconfezionate?

Valga per tutto quanto espresso brevemente in questa nota la risposta di Sancio a Don Chisciotte, in riferimento alla legge cavalleresca che solo ai cavalieri è consentito misurarsi in combattimento con altri cavalieri, per cui Sancio non deve por mano alla spada per difenderlo: <Lei può star tranquillo che in questo sarà obbedito a puntino; tanto più che io son per natura pacifico e nemico di mettermi nei trambusti e nei litigi. Però, a dir la verità, in quel che tocca la difesa della mia persona, non farò conto di quelle leggi; perché le leggi divine e umane, permettono che ognuno si difenda da chi vuole opprimerlo>. 

 (Brani tratti dal Don Chisciotte, a cura di C. Segre e D. Moro Pini, Mondadori, Milano, 1974)

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