Nel suo capolavoro La vita quotidiana come rappresentazione (1959), Erving Goffman propone una visione “drammaturgica” della vita sociale:
- Ogni individuo, nella vita quotidiana, recita un ruolo di fronte a un “pubblico” (gli altri).
- C’è sempre una “scena” (frontstage), in cui si mostra ciò che si vuole far vedere, e un “retroscena” (backstage), dove ci si rilassa, si è forse più “veri”.
- Il sé non è un’essenza, ma una costruzione sociale fluida, dipendente dal contesto e dagli spettatori.
❝ Siamo tutti attori su un palcoscenico sociale. ❞
Nel teatro della vita, cerchiamo spesso l’applauso: il riconoscimento degli altri, la conferma del nostro valore. Ma ci sono anche momenti di silenzio, di scena vuota, in cui ci interroghiamo su chi siamo davvero. In questi spazi, lontani dai riflettori, possiamo forse scoprire il nostro vero volto.
Ecco, il silenzio di non mostrarsi secondo il canone degli eccessi, ma in aderenza a un semplice e decoroso rispetto di sé stessi, senza elusioni e inganni.
25/06/2025
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