Potessero portare almeno verso la possibile immensità dell’abisso di tutto la gloria della loro delusione.  Gloria di un grande sogno e il suo splendore del non credervi. Le persone come sabbie mobili non disperano della perduta mobilità. Giacciono nel fango e sbandierano sentimenti di rancore. Un gesto di disperazione sarebbe una briciola di speranza. Le sabbie coprono tutto: la vita, anche la nudità. La disfatta è la consapevolezza di una bandiera vittoriosa. La prosa si attinge dal Manifesto di Ventotene, che par sia scritto in aramaico. Prodi tocca la ciocca dei capelli della giornalista: la gogna è servita, il professore nelle maglie dell’indignazione generale. Servi tutti di ideologie spalmate in testi orali per un pubblico disattento e confuso. Facebook certifica la vita indegna di tutti. Se dunque alcuni danno all’informazione un senso specifico di attendibilità, molti ne approfittano per preparare brodaglie di falsità e di incongruenze fattuali.

Esiste una stanchezza dell’intelligenza ed  è la più terribile delle stanchezze. È il peso della consapevolezza del mondo che nega il respiro profondo dell’anima. Allora, tutte le nostre idee sono strappate dal vento e si agglomerano come nuvole in un cielo di cenere. Dietro la disfatta sorge la solitudine e il desiderio di un ritorno al cielo stellato. Il mondo è senza gloria. L’orrore di non-essere è corrosivo delle cellule dell’anima. Allora, un desiderio preme e scalpita per l’albeggiare di un giorno privo di tempo e di sostanza, in cui sia possibile evadere dal caos e dalle grinfie dei classificatori di linguaggi e di cose, ma anche di persone, per un riavvicinamento – anche labile – a un confine di serena e rispettosa convivenza.

27/03/2025

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